The Mist, Mike Flanagan svela come sarà il nuovo film “lovecraftiano” basato sul romanzo di Stephen King

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Mike Flanagan ha svelato nuovi dettagli sul suo prossimo adattamento di The Mist, il celebre racconto horror di Stephen King, anticipando una versione che esplorerà soprattutto il terrore lovecraftiano nascosto nell’opera originale. Il regista di Doctor Sleep e Hill House ha spiegato di voler approfondire la natura delle creature che emergono dalla misteriosa nebbia, insieme alla sensazione di claustrofobia e alla paura dell’ignoto che caratterizzano la storia pubblicata da King nel 1980. Il progetto, attualmente in sviluppo presso Warner Bros., rappresenterà un nuovo adattamento cinematografico dopo il film diretto da Frank Darabont nel 2007 e la serie televisiva del 2017.

Durante un’intervista concessa a ScreenRant in occasione del New York Comic Con 2026, dove ha presentato il trailer di The Exorcist: I Martiri, Flanagan ha chiarito che il progetto si trova ancora nelle prime fasi di sviluppo, ma ha già individuato la direzione creativa da seguire. Il regista ha dichiarato di amare profondamente il film di Darabont, riconoscendogli il merito di aver realizzato uno straordinario adattamento del racconto di King. Proprio per questo, non vede alcuna ragione per riproporre ciò che è già stato fatto. La sua intenzione è costruire qualcosa di nuovo, utilizzando le possibilità ancora inesplorate dell’universo narrativo creato dallo scrittore.

Mike Flanagan sul set di MIDNIGHT MASS
Mike Flanagan sul set di MIDNIGHT MASS. EIKE SCHROTER/NETFLIX © 2021

La dichiarazione suggerisce che il nuovo The Mist non cercherà di superare il precedente adattamento attraverso un semplice aumento della violenza o degli effetti speciali, ma attraverso una diversa interpretazione della paura. Nel racconto di King, infatti, la nebbia non è soltanto un fenomeno atmosferico che nasconde creature mostruose: rappresenta il confine tra il mondo conosciuto e una realtà della quale gli esseri umani non comprendono né le regole né le dimensioni. È proprio questa concezione dell’orrore, profondamente legata alla tradizione letteraria di H.P. Lovecraft, che Flanagan sembra intenzionato a portare al centro del nuovo film.

The Mist, Mike Flanagan vuole esplorare i mostri e il terrore cosmico senza ripetere il film del 2007

Mike Flanagan
Mike Flanagan partecipa al panel dedicato al gioco Alan Wake 2: Building a World Of Fear durante il Tribeca Festival 2023 allo SVA Theater – Foto di thenews2.com via DepositPhotos.com

Pubblicato nel 1980, La nebbia racconta la storia di David Drayton, un uomo che si reca al supermercato insieme al figlio Billy dopo una violenta tempesta. Quella che dovrebbe essere una commissione ordinaria si trasforma rapidamente in un incubo quando una nebbia estremamente fitta avvolge la cittadina del Maine, nascondendo creature sconosciute e mortali. David e gli altri clienti rimangono intrappolati all’interno del negozio, incapaci di comprendere cosa stia accadendo all’esterno e terrorizzati dalla possibilità di essere attaccati. Con il passare delle ore, tuttavia, la minaccia non proviene più soltanto dai mostri nascosti nella nebbia, ma anche dalle persone costrette a condividere uno spazio sempre più ristretto.

La storia sviluppa infatti due forme di orrore parallele. Da una parte ci sono le creature provenienti da una dimensione sconosciuta, esseri che sfuggono alle categorie attraverso cui gli esseri umani interpretano il mondo naturale. Dall’altra emergono la paranoia, il fanatismo religioso e il progressivo deterioramento delle relazioni all’interno del supermercato. Stephen King utilizza così una situazione di sopravvivenza per esplorare quanto rapidamente una comunità possa perdere i propri riferimenti morali quando viene privata della possibilità di comprendere ciò che la circonda.

Frank Darabont aveva già portato sullo schermo questa doppia dimensione nel film del 2007, interpretato da Thomas Jane, Marcia Gay Harden e Laurie Holden. La sua versione era rimasta relativamente fedele al racconto originale, introducendo però un finale molto più tragico, diventato uno degli aspetti più discussi dell’intero film. Anche Stephen King aveva espresso apprezzamento per quella scelta, riconoscendo la forza dell’epilogo ideato dal regista. Per Flanagan, confrontarsi con un adattamento così riconoscibile significa quindi trovare una prospettiva differente, evitando di costruire un film il cui valore dipenda esclusivamente dal paragone con il precedente.

The Mist

È qui che entra in gioco l’influenza di H.P. Lovecraft. Nel cosiddetto orrore cosmico, il terrore nasce dalla scoperta che l’universo è immensamente più vasto e incomprensibile di quanto gli esseri umani possano immaginare. Le creature non sono necessariamente mostri dotati di motivazioni riconoscibili, ma manifestazioni di una realtà indifferente all’esistenza umana. In The Mist, la provenienza degli esseri nascosti nella nebbia e l’impossibilità di comprenderne pienamente la natura costituiscono alcuni degli elementi più vicini a questa tradizione.

Flanagan ha spiegato che il mondo di terrore lovecraftiano immaginato da King offre possibilità straordinarie, soprattutto per quanto riguarda la natura dei mostri e la claustrofobia della situazione. Il regista sembra quindi interessato a esplorare non soltanto l’aspetto delle creature, ma anche il rapporto tra ciò che viene mostrato e ciò che rimane fuori campo. La nebbia, in questo senso, è uno strumento cinematografico particolarmente efficace perché impedisce allo spettatore di conoscere lo spazio che circonda i personaggi. Ogni rumore, movimento o apparizione può suggerire l’esistenza di qualcosa di molto più grande e pericoloso di ciò che viene effettivamente rivelato.

Il film del 2007 aveva già utilizzato questa dinamica attraverso creature tentacolari, insetti giganteschi e mostri volanti simili a esseri preistorici. La serie televisiva del 2017, invece, aveva preferito concentrarsi maggiormente su apparizioni e manifestazioni psicologiche legate ai traumi dei protagonisti, allontanandosi dalla componente mostruosa del racconto. Le parole di Flanagan lasciano intendere un possibile ritorno alla dimensione cosmica e incomprensibile delle creature originali, anche se non è ancora stato chiarito quali mostri verranno effettivamente rappresentati o in che modo il film modificherà la storia.

The Mist

La scelta appare coerente con il percorso del regista, che ha spesso costruito i propri horror attorno all’incontro tra una minaccia soprannaturale e le fragilità emotive dei personaggi. In Hill House, i fantasmi diventavano inseparabili dai traumi familiari; in Midnight Mass, l’orrore emergeva attraverso il rapporto tra fede, morte e fanatismo religioso. The Mist gli offrirà l’opportunità di affrontare questi temi attraverso una dimensione ancora più radicale, nella quale l’umanità si trova improvvisamente davanti a qualcosa che non può controllare. La convivenza forzata nel supermercato potrebbe quindi diventare uno spazio ideale per sviluppare quella tensione tra paura collettiva e conflitti individuali che caratterizza molte delle sue opere.

Il nuovo adattamento si aggiunge inoltre a una lunga collaborazione tra Flanagan e l’universo letterario di Stephen King. Dopo Il gioco di Gerald, Doctor Sleep e The Life of Chuck, il regista si è dedicato anche a una nuova versione televisiva di Carrie per Prime Video. Il suo approccio ai romanzi di King non si è mai limitato alla riproduzione letterale della trama, ma ha cercato di individuare il nucleo emotivo e tematico delle storie, reinterpretandolo attraverso un linguaggio cinematografico personale. Anche per The Mist, le sue dichiarazioni suggeriscono che la fedeltà all’opera originale non coinciderà necessariamente con la ripetizione delle soluzioni narrative già utilizzate da Darabont.

Il nuovo The Mist non ha ancora una data di uscita né un cast annunciato. Flanagan ha confermato che il lavoro si trova ancora nelle prime fasi di sviluppo, mentre il suo impegno più immediato riguarda The Exorcist: I Martiri, il nuovo capitolo della saga con Scarlett Johansson. Per il momento, la prospettiva più interessante del progetto rimane proprio quella delineata dal regista: recuperare il terrore dell’ignoto immaginato da Stephen King e trasformarlo in un’esperienza cinematografica differente dal film del 2007. Se riuscirà a valorizzare la natura incomprensibile delle creature senza rinunciare alla componente umana della storia, il nuovo adattamento potrebbe trovare una propria identità all’interno di uno dei racconti più inquietanti della narrativa horror moderna.

Redazione
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