Rupert Murdoch sembra aver accolto con favore la scelta di Guy Pearce per interpretarlo in Ink, il nuovo film diretto da Danny Boyle e presentato come film d’apertura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A raccontarlo è stato lo stesso attore durante la conferenza stampa del film al Lido, spiegando di non aver parlato direttamente con il magnate dei media, ma di aver avuto un contatto con sua figlia Elisabeth Murdoch. La notizia aggiunge un elemento particolarmente curioso a un film che porta sul grande schermo una figura tanto influente quanto controversa della storia recente della stampa britannica.
Pearce ha infatti raccontato di aver contattato Elisabeth Murdoch per capire quale fosse la reazione della famiglia alla rappresentazione cinematografica del padre. La risposta, almeno per il momento, sembra essere stata positiva: “Mi ha detto: ‘Papà è molto contento che tu lo interpreti’”, ha riferito l’attore. Pearce ha però aggiunto una precisazione significativa: Murdoch non aveva ancora visto il film quando la figlia gli ha comunicato la sua reazione. “Non aveva ancora visto il film a quel punto, quindi vedremo”, ha scherzato l’attore. Una distinzione importante, perché il giudizio del magnate potrebbe inevitabilmente cambiare una volta confrontatosi con il ritratto costruito da Boyle e dallo sceneggiatore James Graham.
Ink racconta un momento decisivo nella carriera di Murdoch: siamo nel 1969, quando l’imprenditore acquisisce il quotidiano britannico The Sun, all’epoca in difficoltà, affidando la direzione a Larry Lamb, interpretato da Jack O’Connell. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il giornale in una forza capace di superare il concorrente Daily Mirror. Graham, autore della sceneggiatura e anche del testo teatrale da cui il film è tratto, ha spiegato che Murdoch conosce bene la storia, avendo assistito per due volte allo spettacolo, prima nel West End e poi a Broadway. Secondo lo sceneggiatore, il magnate aveva reagito con particolare interesse a una sequenza dedicata alla macchina tipografica, affascinato dalla rappresentazione della “sporcizia”, del vapore e della fatica fisica che accompagnavano la produzione quotidiana di un giornale.
Danny Boyle sceglie di non “mostrificare” Rupert Murdoch: Ink guarda alle origini del potere mediatico
È proprio il modo in cui Ink decide di raccontare Murdoch a rendere particolarmente interessante la reazione positiva riferita da Pearce. Danny Boyle ha chiarito a Venezia che il film non vuole trasformare il magnate nel semplice antagonista che il pubblico contemporaneo potrebbe aspettarsi. “Non mostrifica Rupert Murdoch”, ha spiegato il regista, sottolineando come, nella Gran Bretagna dell’epoca, il personaggio rappresentasse anche una sorta di “boccata d’aria fresca” all’interno di una società percepita come molto rigida. La sua ascesa viene quindi osservata attraverso la promessa di una voce diversa e di una nuova idea di libertà, senza però cancellare la dimensione più oscura del suo potere.
Boyle ha infatti sottolineato che sia Murdoch sia Lamb possiedono una componente oscura che il film esplora più direttamente rispetto alla versione teatrale. Sul palcoscenico quella parte della storia rimaneva in gran parte fuori campo; il cinema, invece, permette di mostrarla e costringe il racconto a confrontarsi con le conseguenze delle scelte dei suoi protagonisti. È qui che la trasformazione di Murdoch in personaggio cinematografico diventa più interessante: Ink non sembra voler offrire né una celebrazione né una condanna semplificata, ma raccontare il momento in cui un uomo comprende come costruire un nuovo tipo di potere attraverso i media.
Il film segna inoltre il debutto di Danny Boyle al Festival di Venezia e arriva al Lido dopo il ritorno del regista alla saga zombie con 28 Years Later. Ink è prodotto da Studiocanal, Media Res e House Productions, mentre Netflix ne ha acquisito i diritti per Stati Uniti e America Latina. L’uscita cinematografica è prevista in diversi territori, tra cui Regno Unito, Francia, Germania e Italia.

