Per molti spettatori Adria Arjona è ormai indissolubilmente legata a Andor. Nei panni di Bix Caleen, l’attrice ha dato al mondo di Star Wars uno dei suoi personaggi più vulnerabili e allo stesso tempo resistenti, soprattutto quando la repressione dell’Impero ha trasformato Ferrix e la vita dei suoi abitanti. Ma ridurre la sua carriera alla serie con Diego Luna significherebbe ignorare una filmografia che negli ultimi anni le ha permesso di sperimentare registri molto differenti.
Con Onslaught che la porta ancora più decisamente al centro dell’azione, vale quindi la pena recuperare tre interpretazioni capaci di raccontare altrettante sfaccettature della sua carriera. Dalla commedia romantica contaminata dal noir all’action più fisico, Arjona ha progressivamente dimostrato di poter essere molto più della comprimaria carismatica di una grande produzione.
Tre film, in particolare, permettono di seguire questa evoluzione: Hit Man di Richard Linklater, Onslaught di Adam Wingard e 6 Underground di Michael Bay.

Hit Man mostra probabilmente la versione più completa di Adria Arjona
Se c’è un film che ha permesso ad Adria Arjona di mostrare quanto possa essere magnetica quando le viene concesso lo spazio necessario, è Hit Man. Diretto da Richard Linklater, il film la vede interpretare Maddy Masters, una donna intrappolata in un matrimonio infelice che decide di rivolgersi a un sicario per liberarsi del marito.
Il problema è che l’uomo che incontra non è realmente un assassino. Gary Johnson, interpretato da Glen Powell, è un professore di psicologia che collabora con la polizia fingendosi un killer professionista durante operazioni sotto copertura. Quando assume l’identità del sicuro e seducente Ron, però, tra lui e Maddy nasce un’attrazione che trasforma progressivamente l’operazione in qualcosa di molto più pericoloso.
Arjona rende Maddy difficile da incasellare. Inizialmente appare nervosa e vulnerabile, ma gradualmente emerge una donna molto più consapevole dei propri desideri. La sua interpretazione funziona soprattutto perché evita di trasformarla semplicemente nell’oggetto romantico della fantasia costruita da Gary: Maddy partecipa attivamente al gioco delle identità sul quale Linklater costruisce il film.
Non sorprende quindi che Arjona abbia contribuito anche al processo creativo, lavorando su dialoghi e idee per gli storyboard insieme a Powell e Linklater. Hit Man resta probabilmente il titolo migliore da recuperare per chi, dopo Andor, vuole capire quanto l’attrice possa sostenere un personaggio lontanissimo da Bix.

Onslaught trasforma Adria Arjona in una protagonista action senza renderla un’eroina perfetta
Con Onslaught il registro cambia completamente. Nel film diretto da Adam Wingard, Arjona interpreta Celeste, un’ex cecchina dell’esercito e madre in difficoltà che si ritrova costretta a proteggere sua figlia quando il trailer park in cui vive diventa l’obiettivo di un gruppo di supersoldati.
La premessa potrebbe facilmente trasformare Celeste nella classica macchina da guerra cinematografica costretta a riscoprire le proprie capacità. Arjona e Wingard hanno però cercato deliberatamente di evitare questa strada. Quando incontriamo la protagonista, Celeste non è una madre ideale: vive nel caos, deve affrontare un disturbo post-traumatico e non sembra particolarmente preparata a occuparsi della figlia quando quest’ultima arriva improvvisamente nella sua vita.
È proprio questa imperfezione a rendere interessante la trasformazione successiva. Celeste non diventa improvvisamente invulnerabile perché qualcuno minaccia sua figlia. Deve piuttosto recuperare competenze e istinti appartenenti a una parte della propria vita che aveva cercato di abbandonare.
Per interpretarla, Arjona ha affrontato anche una preparazione fisica significativa, allenandosi nei movimenti tattici e nell’utilizzo di un fucile da cecchino, oltre a lavorare con una motosega e sulle coreografie degli stunt. La presenza della bambina durante diverse sequenze ha inoltre richiesto un lavoro particolare sui movimenti e sulle cadute, perché l’azione doveva continuare a comunicare l’istinto di Celeste di proteggerla.
Se Hit Man sfrutta soprattutto la sua presenza scenica e il gioco seduttivo, Onslaught dimostra quindi quanto Arjona possa sostenere fisicamente un film d’azione senza perdere la fragilità del personaggio.

6 Underground aveva anticipato il futuro action di Adria Arjona prima di Andor
Prima di Andor, Hit Man e Onslaught, c’era già stato 6 Underground. Il film del 2019 diretto da Michael Bay non offre ad Arjona la stessa complessità dei suoi lavori più recenti, ma osservato retrospettivamente rappresenta una tappa interessante della sua crescita.
Arjona interpreta Five, la dottoressa del gruppo di vigilanti riunito dal miliardario interpretato da Ryan Reynolds. Tutti i componenti della squadra hanno inscenato la propria morte per poter operare senza identità e dedicarsi a missioni impossibili, tra cui il tentativo di rovesciare il dittatore del Turgistan.
È puro cinema di Michael Bay: inseguimenti, esplosioni, sparatorie e grandi sequenze costruite intorno allo spettacolo. Five ha inevitabilmente meno spazio per svilupparsi rispetto a Maddy o Celeste, ma proprio per questo il film permette di osservare Arjona all’interno di un gigantesco meccanismo action prima che diventasse una presenza molto più riconoscibile.
In un certo senso, 6 Underground anticipava una parte della carriera che sarebbe arrivata dopo. Arjona dimostrava già di riuscire a muoversi dentro una produzione ad altissimo tasso spettacolare senza scomparire dietro l’azione o un ensemble dominato da una star come Reynolds.
Ed è forse il confronto tra questi tre film a raccontare meglio la sua evoluzione. 6 Underground mostra l’attrice che cerca spazio dentro un blockbuster; Hit Man le permette di costruire un personaggio insieme agli autori; Onslaught la mette direttamente al centro dello spettacolo.
Andor rimane uno dei ruoli che hanno maggiormente contribuito alla sua affermazione, ma non rappresenta affatto l’intero percorso di Adria Arjona. Anzi, guardando questi tre film in sequenza diventa evidente come l’attrice abbia progressivamente conquistato qualcosa di ancora più importante della visibilità: la possibilità di essere il personaggio attorno al quale un film può costruire la propria identità.
