La serie Carrie di Mike Flanagan (leggi qui la nostra recensione) prende il celebre romanzo di Stephen King e lo trasforma in qualcosa di molto diverso dalle precedenti versioni cinematografiche. La storia conserva il nucleo dell’adolescente isolata, della madre fanatica e della telecinesi che esplode durante il ballo scolastico, ma amplia radicalmente il mondo di Carrie White, interpretata da Summer H. Howell. La morte del padre, l’ingresso per la prima volta nella scuola pubblica, il cyberbullismo e l’incontro con Emaline costruiscono infatti una protagonista più complessa, il cui rapporto con i propri poteri è ancora tutto da definire.
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Per questo il finale dell’ottavo episodio è particolarmente importante. La strage del ballo non chiude la vicenda di Carrie come accade nel romanzo di Stephen King e negli adattamenti precedenti: apre una nuova fase della sua storia. Flanagan utilizza la sopravvivenza della protagonista per trasformare Carrie da tragedia individuale a racconto più ampio sui poteri psichici, sul controllo e sulla possibilità di scegliere la propria identità. La domanda lasciata aperta non è più se Carrie sopravvivrà, ma chi sarà dopo aver scoperto di poter finalmente decidere della propria vita.
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Il finale di Carrie riscrive la tradizione di Stephen King trasformando la strage del ballo da punto d’arrivo a origine di una nuova storia
Il cambiamento più evidente rispetto al romanzo Carrie di Stephen King riguarda proprio la funzione del finale. Nella storia originale la distruzione del ballo conduce inevitabilmente alla morte della protagonista e alla conclusione della sua parabola tragica. Anche il film del 1976 diretto da Brian De Palma, con Sissy Spacek, e le successive trasposizioni hanno mantenuto sostanzialmente questa direzione. Mike Flanagan sceglie invece di fermare la storia nel momento in cui potrebbe sembrare conclusa e di chiedersi che cosa accadrebbe a Carrie se, dopo aver compiuto la propria vendetta, avesse ancora un futuro.
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La scelta è coerente con il modo in cui Flanagan ha spesso affrontato l’horror. In opere come The Haunting of Hill House, Midnight Mass e La caduta della casa degli Usher, l’elemento soprannaturale serve a esplorare traumi familiari, colpa, fede, perdita e bisogno di appartenenza. Anche qui la telecinesi non è soltanto una capacità spettacolare: è una manifestazione esterna di qualcosa che Carrie non riesce ancora a comprendere dentro di sé.
Il finale porta inoltre a compimento un’altra innovazione della serie: l’idea che Carrie non sia un’anomalia isolata. Nel corso degli episodi sono state introdotte altre donne dotate di poteri, suggerendo l’esistenza di una vera e propria comunità sotterranea. Il riferimento al “TK gene” amplia così la mitologia del romanzo e permette a Flanagan di inserire Carrie in un universo molto più vasto.
È proprio questa apertura a rendere la strage del ballo diversa da quella raccontata da King. Carrie continua a essere una ragazza traumatizzata e pericolosa, ma adesso esiste la possibilità che il suo potere venga compreso, controllato oppure sfruttato da altre persone. La tragedia individuale diventa quindi l’ingresso in una storia sulla libertà e sul controllo.
Emaline prende il controllo di Carrie durante la strage del ballo e trasforma la vendetta in qualcosa che la protagonista non sa ancora gestire
Quando Chris Hargensen, interpretata da Alison Thornton, fa cadere il sangue di maiale su Carrie durante il ballo, la ragazza viene travolta dalla stessa umiliazione che aveva segnato il suo primo ingresso nella scuola. Gli smartphone puntati contro di lei trasformano inoltre quella violenza in uno spettacolo pubblico: Carrie non viene soltanto derisa, viene osservata e filmata mentre crolla psicologicamente.
La sua telecinesi esplode. I telefoni degli studenti esplodono, la struttura sopra il palco cede e il caos prende rapidamente il controllo della palestra. Ma il passaggio decisivo arriva quando Emaline, interpretata da Thalia Dudek, raggiunge Carrie e le dice di lasciarle “take the wheel”. Carrie accetta e permette all’amica di entrare nella sua mente attraverso la propria capacità di proiezione astrale.
È qui che la serie introduce una differenza sostanziale rispetto alla storia originale. Carrie non è completamente sola nella propria vendetta. Emaline amplifica la sua rabbia e la conduce verso una violenza che la ragazza, da sola, probabilmente non avrebbe saputo o voluto mettere in atto. Billy Nolan, interpretato da Arthur Conti, e Chris vengono infine schiacciati a morte nella loro automobile.
L’ironia più crudele è che Chris, nei suoi ultimi istanti, tenta persino di chiedere perdono a Carrie. La protagonista ha finalmente ottenuto ciò che desiderava per gran parte della stagione, ma la vittoria non produce liberazione immediata. Quando Emaline le ricorda che tutto ciò che voleva era semplicemente poter esistere, Carrie si ritrova davanti a una domanda molto più difficile: che cosa significa essere libera quando si possiede il potere di distruggere chiunque?
Margaret scopre di possedere la telecinesi, mentre il gruppo della Narratrice rivela che Carrie è soltanto una parte di una mitologia molto più grande
Dopo la strage, Carrie torna da Margaret, interpretata da Samantha Sloyan, ancora sconvolta e coperta di sangue. La madre la accoglie, la lava e la porta nel luogo della preghiera, fingendo di volerla proteggere. In realtà ha ormai accettato l’idea che Amanda, interpretata da Katie Sackhoff, avesse ragione: Carrie è diventata troppo potente per essere controllata e deve essere eliminata.
Margaret tenta di ucciderla con un ferro da maglia e poi con delle forbici, ma Carrie reagisce. La casa crolla e sembra che entrambe siano morte. In realtà sopravvivono entrambe, almeno per qualche momento. La rivelazione più importante arriva però dopo: Margaret possiede a sua volta il “TK gene”. Da bambina aveva già spostato con la mente il crocifisso sopra il proprio letto, interpretando quell’episodio come un miracolo religioso.
La scena modifica radicalmente anche il rapporto tra madre e figlia. Margaret ha passato la vita a demonizzare ciò che Carrie rappresentava, senza rendersi conto di avere dentro di sé la stessa capacità. La sua fede le aveva impedito di riconoscere il proprio potere, trasformandolo in qualcosa di esterno, religioso e incontrollabile.
Nel frattempo, la misteriosa Narratrice, interpretata da Kate Siegel, si rivela parte di un gruppo di donne dotate di poteri. Le interviste viste durante la stagione erano una copertura: Caitlyn, capace di leggere la mente, raccoglieva informazioni, mentre la Narratrice può influenzare direttamente la volontà delle persone. La loro attenzione verso Carrie non appare quindi casuale. Vogliono trovarla e capire quale posto possa occupare nel loro conflitto con Emaline.
Quando la Narratrice scopre che Margaret non è in grado di utilizzare nuovamente i propri poteri, decide che non è più utile. Ne rallenta il battito cardiaco fino a provocarne la morte e ordina alle altre donne di far sembrare il decesso naturale. La protagonista perde così anche l’ultima figura familiare rimasta, mentre intorno a lei si definiscono nuovi schieramenti.
Il vero significato del finale di Carrie è la conquista dell’autonomia: il potere conta meno di chi sceglie come usarlo
Il momento più importante dell’episodio arriva dopo la morte di Margaret. Emaline, questa volta fisicamente presente, salva Carrie e la porta via in automobile. Carrie è terrorizzata e vuole sapere dove stanno andando, ma Emaline rifiuta di rivelarglielo perché teme che il gruppo della Narratrice possa rintracciarla attraverso i suoi pensieri.
La frase decisiva è però un’altra: “It’s your world”. Per la prima volta Carrie riceve qualcosa che non aveva mai avuto. Nessuno le dice che cosa deve essere. Sua madre voleva renderla pura attraverso la repressione; i suoi compagni l’hanno trasformata in un bersaglio; Emaline stessa l’ha spinta a usare il proprio potere durante la strage. Adesso, invece, Carrie può scegliere.
È una conclusione particolarmente significativa perché la serie distingue finalmente tra potere e forza. Carrie ha posseduto la telecinesi per tutta la stagione, ma non ha mai avuto realmente il controllo della propria vita. Il suo potere si manifestava soprattutto in risposta alla paura, all’umiliazione e alla violenza. Con Emaline può invece iniziare a scoprire che cosa significhi utilizzarlo consapevolmente.
Anche il riferimento a Shining acquista un peso preciso. Quando la Narratrice parla di persone che possiedono “a little shine”, Flanagan collega esplicitamente la telecinesi di Carrie alla più ampia tradizione dei poteri psichici dell’universo di Stephen King. Non è necessariamente una conferma definitiva di un collegamento narrativo con Danny Torrance, ma è un segnale forte: Carrie potrebbe appartenere a una genealogia soprannaturale molto più ampia.
La sopravvivenza della protagonista assume quindi un significato preciso. Carrie non è stata salvata perché innocente o perché priva di pericoli. È stata salvata perché la sua storia non è ancora conclusa. La serie lascia aperta la possibilità che diventi una vittima, una minaccia, uno strumento oppure una persona capace di definire autonomamente il proprio destino.
Come il finale di Carrie prepara una possibile stagione 2: Emaline, la Narratrice e il conflitto tra le donne con poteri diventano il nuovo centro della storia
Il finale prepara una seconda stagione soprattutto attraverso ciò che decide deliberatamente di non spiegare. Chi è davvero la Narratrice? Che cosa vuole dal gruppo di donne dotate di poteri? Perché considera Emaline una minaccia? E soprattutto: perché Carrie è così importante per entrambe le fazioni? La serie fornisce abbastanza informazioni per delineare il conflitto, ma evita di stabilire chi abbia realmente ragione.
Emaline sembra voler proteggere Carrie e difenderne l’autonomia, ma la sua partecipazione alla strage introduce una zona d’ombra importante. È stata lei a “prendere il controllo” di Carrie e a spingerla verso una violenza estrema. La sua promessa di libertà potrebbe quindi essere sincera oppure nascondere un progetto diverso. Anche il rapporto con Amanda, che potrebbe essere sua madre, apre un ulteriore livello di conflitto.
Dall’altra parte, la Narratrice è chiaramente disposta a uccidere per raggiungere il proprio obiettivo. Tuttavia, la serie evita di trasformarla immediatamente nella classica villain. Il suo gruppo sembra avere una propria missione e considera le persone dotate di poteri parte di qualcosa che deve essere protetto o controllato. Il problema è che la sua idea di protezione passa attraverso la manipolazione e l’eliminazione di chi non serve più alla causa.
La strada percorsa da Carrie può quindi diventare il terreno sul quale queste due visioni si scontreranno. Il finale la lascia libera, ma anche vulnerabile: è una ragazza traumatizzata, appena uscita da una strage, senza famiglia e con capacità potenzialmente devastanti. Proprio questa combinazione la rende preziosa per chiunque voglia trasformarla in uno strumento.
Per questo la frase “It’s your world” funziona anche come promessa narrativa. Carrie ha finalmente davanti a sé un mondo da esplorare, ma dovrà capire chi vuole essere prima che qualcun altro decida per lei. Se la serie proseguirà, la domanda più interessante non sarà quindi se Carrie diventerà più potente. Sarà capire se riuscirà a possedere il proprio potere senza permettere a nessuno di possedere lei.
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