La serie sci-fi di Netflix in 2 stagioni è tutto ciò che Westworld avrebbe dovuto essere

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Quando si parla di grande fantascienza televisiva contemporanea, Westworld resta uno dei titoli inevitabili. La serie HBO ha trasformato la presa di coscienza degli androidi in una riflessione gigantesca su identità, libero arbitrio e natura umana. Ma proprio mentre aumentava la scala del racconto, diventava anche sempre più complessa e distante. Pantheon, serie animata in due stagioni tratta dai racconti di Ken Liu, prende domande molto simili e sceglie la strada opposta: invece di allargare continuamente il mondo, porta tutto dentro le relazioni più intime.

La sua idea centrale è quella delle Uploaded Intelligence, coscienze umane scannerizzate e trasferite all’interno di una rete informatica. Non sono intelligenze artificiali costruite imitando una persona: conservano ricordi, carattere e percezione di sé dell’individuo originale. È qui che Pantheon introduce la domanda che alimenta tutta la serie: se il corpo è morto ma la coscienza continua a ricordare, amare e soffrire, quella presenza digitale è ancora la stessa persona oppure soltanto una copia perfetta convinta di esserlo?

Pantheon rende l’intelligenza artificiale molto più inquietante di Westworld

La differenza emerge subito attraverso Maddie Kim, un’adolescente ancora devastata dalla morte del padre David. Quando inizia a ricevere strani messaggi online, scopre progressivamente che a inviarli è proprio lui. La sua coscienza è stata caricata segretamente nella rete dopo una scansione distruttiva del cervello effettuata dalla società tecnologica Logorhythms.

Ed è proprio questo dettaglio a rendere Pantheon più personale di Westworld. Gli host di Delos erano esseri artificiali che lentamente scoprivano la propria coscienza. David, invece, ricorda sua figlia, la propria vita e ciò che era prima di morire. Non sta cercando di diventare umano: è convinto di esserlo ancora.

La paura non nasce quindi dalla possibilità che una macchina diventi come noi, ma dall’idea opposta: che noi possiamo diventare qualcosa che non ha più bisogno di un corpo.

Il vero orrore di Pantheon è trasformare la coscienza in una risorsa industriale

Pantheon

Anche il conflitto con Logorhythms rende la serie sorprendentemente contemporanea. L’azienda considera le Uploaded Intelligence il prossimo passaggio dell’evoluzione umana, ma allo stesso tempo utilizza quelle coscienze come una forza lavoro digitale capace di elaborare informazioni e risolvere problemi a velocità impossibili per un essere umano.

Qui Pantheon sposta il discorso dall’intelligenza artificiale al capitalismo tecnologico. Se una mente può essere copiata, ospitata in un server e utilizzata indefinitamente, anche l’identità diventa qualcosa che un’azienda può possedere.

La storia di Caspian Keyes porta questa idea ancora più lontano. Il ragazzo scopre che tutta la sua vita è stata costruita artificialmente da Logorhythms: persino i suoi genitori sono agenti incaricati di ricreare le condizioni necessarie perché sviluppi una mente simile a quella del fondatore dell’azienda.

Pantheon riesce dove Westworld progressivamente si è perso

Pantheon

Westworld aveva budget enormi, scenografie spettacolari e una costruzione filosofica ambiziosa. Ma più la serie ampliava il proprio universo, più rischiava di sacrificare la componente emotiva alle proprie idee.

Pantheon fa il contrario. Parte da concetti enormi — immortalità digitale, identità, libero arbitrio — ma continua a riportarli a una domanda semplice: cosa succede alle persone che amiamo quando la tecnologia cambia persino il significato della morte?

È questo che rende le sue due stagioni così potenti. Pantheon non cerca semplicemente di capire se una macchina possa diventare umana. Si chiede se un essere umano possa smettere di avere un corpo e continuare comunque a essere se stesso. Ed è una domanda molto più difficile da dimenticare.

Redazione
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