The Perfect Lie, spiegazione del finale: Hanneke morirà? Chi ha ucciso Evert?

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Il finale di The Perfect Lie risolve il mistero attorno alla morte di Evert, ma lascia deliberatamente aperta la domanda più inquietante della serie Netflix: chi ha spinto Hanneke dal balcone e perché qualcuno entra nella sua stanza proprio mentre sta per risvegliarsi dal coma? Creata da Dorien Goertzen e tratta dal romanzo De Eetclub di Saskia Noort, la serie costruisce il proprio mystery intorno a quattro coppie apparentemente perfette, trasformando progressivamente il loro benessere economico e sociale in una facciata dietro cui si accumulano tradimenti, dipendenze, manipolazioni e rancori.

Al centro di questo sistema c’è Karen, arrivata con il marito Michel e la figlia in una comunità nella quale ogni relazione sembra inizialmente desiderabile. La morte di Evert e il successivo tentato omicidio di Hanneke fanno però crollare quella rappresentazione: l’incendio che sembrava raccontare la follia omicida di un uomo nasconde una verità completamente diversa, mentre l’aggressione a Hanneke rimane il tassello che impedisce al finale di offrire una vera chiusura. La soluzione del primo mistero permette così di comprendere il significato del titolo: la “bugia perfetta” non è una singola menzogna, ma l’idea che sia possibile continuare a vivere insieme fingendo che la verità non esista.

Babette ha ucciso Evert e provocato l’incendio, ma il finale di The Perfect Lie ribalta ciò che credevamo sulla sua morte

Per gran parte della stagione tutto porta a credere che Evert abbia drogato la propria famiglia e dato fuoco alla casa, tentando di uccidere Babette e i loro figli insieme a se stesso. È questa versione dei fatti a condizionare inizialmente anche lo sguardo sugli altri personaggi: Evert diventa il centro oscuro di una rete di relazioni sempre più tossiche e la sua morte sembra rappresentare l’ultimo gesto di un uomo ormai fuori controllo. Il finale ribalta completamente questa ricostruzione rivelando che è stata Babette a mettere il sedativo nelle bevande e ad appiccare l’incendio, facendo successivamente apparire il marito come responsabile della strage.

La serie non chiarisce completamente se Babette intendesse morire insieme al resto della famiglia oppure sopravvivere dopo aver eliminato Evert, ma rende evidente la motivazione che la conduce fino a quel punto. Il loro matrimonio era diventato una relazione reciprocamente abusiva, sebbene Evert conservasse una posizione di maggiore potere, e Babette era ossessionata dall’idea che il marito potesse avere una relazione con Hanneke. Piuttosto che accettare la fine del matrimonio, tenta quindi di preservarlo nella forma più estrema possibile: se quella famiglia non può più esistere secondo l’immagine che aveva costruito, nessuno dovrà avere la possibilità di uscirne. L’omicidio non nasce infatti da un impulso improvviso; Babette aveva già preparato ciò che le serviva prima dell’ultimo disperato tentativo di riconciliazione con Evert.

The Perfect Lie

A interrompere il piano è Luuk. Il ragazzo non beve il tè contenente il sedativo e rimane cosciente, spezzando l’illusione con cui Babette aveva trasformato l’omicidio della propria famiglia in una sorta di uscita collettiva. Quando lei corre a cercare aiuto, Luuk prova a trascinare fuori il padre e recupera un secondo telefono contenente registrazioni decisive. È proprio quel dispositivo, rimasto nascosto fino agli ultimi momenti, a permettere a Karen di ricostruire la verità mentre la polizia arresta Babette.

La figura incappucciata potrebbe non voler uccidere Hanneke, ma il cliffhanger nasconde ancora l’identità di chi l’ha spinta

The Perfect Lie

La soluzione del caso Evert viene immediatamente sostituita da un’altra minaccia. Hanneke comincia a risvegliarsi dal coma mentre una figura incappucciata entra nella sua stanza d’ospedale e chiude la porta alle proprie spalle. La regia trasforma deliberatamente la scena in un cliffhanger: se Hanneke ricorda la persona con cui stava discutendo prima di precipitare dal balcone, il suo risveglio potrebbe identificare chi ha cercato di ucciderla. L’interpretazione più immediata è quindi che qualcuno sia arrivato per impedirle definitivamente di parlare.

Esistono però alcuni dettagli che rendono questa lettura meno sicura. La figura appare relativamente bassa, caratteristica che rende meno probabile si tratti di Michel, Simon o Ivo, e porta invece verso due possibilità. La prima è la figlia di Karen, che considera Hanneke quasi una zia e sembra nascondere qualcosa relativo alla notte dell’aggressione. Il palloncino di pronta guarigione che la figura porta con sé potrebbe quindi essere autentico e il suo ingresso clandestino non necessariamente minaccioso.

L’alternativa molto più inquietante è Patricia. L’aggressione è avvenuta nella sua casa, della quale possiede naturalmente una chiave, e il suo alibi presenta un problema evidente: sostiene di essere rimasta con Simon per tutta la notte, ma sappiamo che non è vero. La serie mostra Patricia mentre spia Simon e Karen, senza però spiegare tutti i suoi movimenti durante quelle ore. Babette, sulla quale sembra concentrarsi la polizia, potrebbe dunque essere soltanto una falsa pista per il tentato omicidio di Hanneke.

Il finale sceglie intelligentemente di non equiparare i due misteri. Scoprire che Babette ha ucciso Evert non significa automaticamente aver trovato anche chi ha aggredito Hanneke. Al contrario, la risoluzione del primo caso rende il secondo ancora più importante: se Hanneke parla, potrebbe rivelare un’altra menzogna completamente indipendente da quella che ha distrutto la famiglia di Evert.

Il vero significato di The Perfect Lie è nella facciata delle coppie perfette che crolla quando i personaggi iniziano a dire la verità

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La rivelazione su Babette chiarisce soprattutto la funzione tematica del titolo. The Perfect Lie non costruisce il proprio racconto soltanto intorno alla domanda “chi ha ucciso Evert?”, perché praticamente ogni coppia del Dinner Club vive all’interno di una rappresentazione falsificata della propria relazione. Karen tradisce Michel con Simon; Simon nasconde attività illegali legate alla vendita di steroidi; Hanneke è profondamente infelice nel matrimonio con Ivo; Babette trasforma la paura di perdere Evert in una paranoia distruttiva. La morte al centro del mystery è semplicemente il momento nel quale tutte queste bugie smettono di poter convivere pacificamente.

La relazione tra Karen e Michel diventa significativa proprio perché rappresenta l’unico tentativo concreto di invertire questo meccanismo. Quando Karen confessa la relazione con Simon, Michel abbandona inizialmente la casa e la loro figlia decide di vivere con lui. Nel salto temporale finale, però, scopriamo che Karen e Michel stanno per uscire nuovamente insieme. Non sono tornati semplicemente alla situazione precedente: stanno provando a ricostruire il rapporto partendo dalla consapevolezza che quella situazione precedente era già compromessa.

È questa la differenza fondamentale tra loro e Babette. Quest’ultima preferisce distruggere la propria famiglia piuttosto che accettarne la fine; Karen e Michel accettano invece che la verità possa distruggere il loro matrimonio per avere almeno la possibilità di costruirne uno diverso. La promessa di Michel di non mentire più non cancella il tradimento di Karen, ma modifica il principio sul quale può poggiare il loro futuro. La serie non contrappone quindi coppie fedeli e coppie infedeli, bensì personaggi disposti ad affrontare la realtà e personaggi che hanno bisogno della menzogna per preservare l’immagine di sé.

Patricia, Simon e Ivo dimostrano che il finale di The Perfect Lie non ha ancora spezzato davvero il ciclo delle menzogne

The Perfect Lie

Non tutti arrivano alla stessa consapevolezza. Simon e Patricia riappaiono dopo essere finiti nei guai per frode fiscale e riciclaggio, ma l’influenza del padre di Patricia avrebbe permesso loro di evitare conseguenze più pesanti, limitando la vicenda a una multa. Quando incontrano Karen a scuola, il loro sguardo gelido suggerisce che la coppia non abbia realmente elaborato quanto accaduto. Simon sembra risentito per la confessione della relazione alle autorità, mentre Patricia appare averlo apparentemente perdonato. Il risultato, però, non sembra una riconciliazione: Simon appare piuttosto intrappolato ancora più profondamente nell’influenza della moglie.

Proprio Patricia rimane uno dei personaggi più enigmatici. La serie non offre una spiegazione definitiva neppure per il momento in cui si scaglia contro Karen con una spada, distruggendo la sua automobile e rischiando di ucciderla. Non sappiamo se fosse pienamente cosciente, sotto l’effetto di qualche sostanza o in una condizione differente. È un elemento irrisolto che rende ancora più credibile la possibilità che il suo ruolo negli eventi sia più importante di quanto il finale voglia momentaneamente mostrare.

Diverso è il percorso di Ivo, che decide finalmente di affrontare apertamente la propria sessualità proprio mentre Hanneke comincia a riprendere conoscenza. Anche questa scelta riporta il racconto al suo tema centrale: la possibilità di sopravvivere alla verità invece di continuare a costruire la propria esistenza attorno a ciò che deve essere nascosto. Ma il futuro di Ivo e Hanneke dipende completamente da ciò che accadrà dietro quella porta d’ospedale.

È per questo che il cliffhanger funziona oltre la semplice domanda sull’identità della figura incappucciata. La stagione comincia con una comunità ossessionata dal mantenimento delle apparenze e termina nel momento esatto in cui la persona che potrebbe conoscere un’altra verità sta per tornare a parlare. The Perfect Lie risolve dunque il proprio omicidio principale, ma non il meccanismo che lo ha reso possibile: finché qualcuno avrà ancora qualcosa da nascondere, la “bugia perfetta” continuerà a esistere.

Redazione
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