Yellowjackets era nata con l’ambizione di raccontare la propria storia nell’arco di circa cinque stagioni. Alla fine, però, ce ne saranno soltanto quattro. Showtime ha confermato che la stagione 4 sarà l’ultima, trasformando il prossimo capitolo nella conclusione definitiva del mystery thriller iniziato nel 2021. Una decisione che può apparire sorprendente, soprattutto considerando i piani originali dei creatori Ashley Lyle e Bart Nickerson, ma che osservando il punto raggiunto dalla storia potrebbe rivelarsi la scelta migliore per la serie.
La distinzione più importante è che Yellowjackets non è stata semplicemente cancellata. Lyle e Nickerson hanno spiegato di essere arrivati alla conclusione che la quarta stagione fosse il momento più appropriato per terminare il racconto, permettendo così agli autori di costruire consapevolmente il finale invece di lasciare personaggi e misteri sospesi. È una differenza sostanziale per una serie costruita fin dall’inizio intorno a domande destinate a trovare risposta soltanto molti anni dopo.
Ma perché rinunciare proprio alla quinta stagione che sembrava essere prevista fin dall’inizio? La risposta potrebbe trovarsi nell’evoluzione stessa di Yellowjackets. Dopo tre stagioni, le due linee temporali non hanno più lo stesso peso, diversi personaggi fondamentali del presente sono usciti di scena e soprattutto il racconto delle ragazze nel 1996 è ormai arrivato alla soglia dell’evento che ha alimentato l’intera serie: il salvataggio e il ritorno alla civiltà.
Yellowjackets era stata pensata per cinque stagioni, ma quel piano non è mai stato una regola
L’idea di una quinta stagione non nasce dalle aspettative dei fan. Nel 2023 Ashley Lyle aveva spiegato che il piano originale prevedeva “circa cinque stagioni”, aggiungendo che gli autori non immaginavano Yellowjackets come una serie destinata ad andare oltre quella durata.
Quel progetto, tuttavia, indicava una dimensione narrativa più che un contratto rigido. Una serie può cambiare mentre viene scritta, soprattutto quando la sua struttura dipende da due timeline che devono progressivamente convergere verso ciò che lo spettatore già conosce.
Il finale della terza stagione ha accelerato enormemente questo processo. Le ragazze nel wilderness sono finalmente riuscite a stabilire un contatto che apre concretamente la strada al salvataggio, mentre nel presente Shauna sembra intenzionata a riappropriarsi del potere associato alla figura dell’Antler Queen. La domanda centrale, quindi, non è più soltanto cosa sia successo nel bosco. Yellowjackets è ormai nella posizione di raccontare come quelle adolescenti siano riuscite a tornare nel mondo e cosa sia rimasto dentro di loro dopo il ritorno.
Comprimere quello che inizialmente avrebbe potuto occupare due stagioni comporta certamente un rischio: alcuni passaggi potrebbero ricevere meno spazio del previsto. Ma esiste anche il rischio opposto. Prolungare artificialmente il wilderness quando il salvataggio è ormai imminente significherebbe rallentare una storia che ha finalmente raggiunto il punto verso cui si dirige dal pilot.
La timeline del presente ha perso troppo peso per sostenere facilmente un’altra stagione
Il problema più evidente riguarda però l’altra metà di Yellowjackets. La forza originaria della serie derivava dalla tensione tra ciò che le ragazze erano state nel 1996 e ciò che quelle esperienze le avevano fatte diventare da adulte. Ogni rivelazione nel passato modificava il modo in cui guardavamo Shauna, Natalie, Taissa, Misty, Lottie e Van nel presente.
Quell’equilibrio si è progressivamente indebolito.
La morte della Natalie adulta interpretata da Juliette Lewis nel finale della seconda stagione ha creato una contraddizione narrativa sempre più evidente: mentre la giovane Natalie assume un’importanza crescente nella timeline del passato, il pubblico sa già che il suo percorso nel presente non può più svilupparsi. La terza stagione ha poi eliminato anche Lottie e Van adulte, riducendo ulteriormente il numero dei personaggi capaci di collegare direttamente le due epoche.
Non significa che la timeline contemporanea non abbia più nulla da raccontare. Shauna, Tai, Misty e Melissa hanno ancora conseguenze importanti da affrontare. Ma il centro di gravità della serie si è inevitabilmente spostato.
Ed è proprio qui che una quinta stagione avrebbe potuto diventare problematica. Se il passato arrivasse al salvataggio nella quarta, Yellowjackets dovrebbe trovare una nuova ragione per mantenere in vita la propria struttura duale per un altro intero ciclo di episodi. Se invece rimandasse ancora il salvataggio, rischierebbe di trasformare il mistero originale in un meccanismo utilizzato soltanto per prolungare la serie.
Il vero finale di Yellowjackets non è il salvataggio, ma ciò che accade dopo
La quarta stagione sembra aver trovato una soluzione interessante: cambiare la struttura narrativa proprio quando cambia la vita delle protagoniste.
La stagione finale sarà composta da otto episodi e adotterà un formato differente rispetto al passato. Invece di saltare continuamente tra numerosi personaggi, ogni episodio dovrebbe concentrarsi sulla reintegrazione di un personaggio nel mondo dopo il salvataggio.
È probabilmente la scelta più importante per capire perché quattro stagioni possano essere sufficienti.
Per anni Yellowjackets ci ha mostrato adolescenti costrette a creare una nuova società nel wilderness, sviluppando rituali, gerarchie e forme di violenza che sarebbero risultate inconcepibili nella loro vita precedente. Il salvataggio non cancella nulla di tutto questo. Al contrario, pone una domanda forse ancora più interessante: come si torna a essere una persona normale dopo aver smesso di esserlo?
Il wilderness ha insegnato alle ragazze un sistema di sopravvivenza incompatibile con quello della società civile. Tornare a casa significa quindi indossare nuovamente identità che non corrispondono più alle persone che sono diventate. È qui che la serie può finalmente collegare davvero le due metà della propria storia: non mostrando soltanto cosa è successo allora e cosa succede oggi, ma raccontando il momento esatto in cui le ragazze del passato hanno cominciato a trasformarsi nelle donne conosciute nel presente.
Chiudere Yellowjackets con la stagione 4 può salvare il mistero che ha reso grande la serie
C’è infine una ragione più semplice per cui fermarsi potrebbe essere una buona idea: Yellowjackets non ha bisogno di rispondere a ogni mistero creando continuamente nuovi misteri.
La ricezione critica mostra già qualche segnale di erosione. Secondo i dati riportati dalla fonte, la prima stagione aveva ottenuto il 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes, la seconda il 94% e la terza l’84%. Non significa che la serie abbia improvvisamente smesso di funzionare, ma suggerisce quanto possa essere rischioso continuare ad aggiungere deviazioni a una storia costruita attorno a un nucleo narrativo molto preciso.
Yellowjackets è cominciata chiedendo cosa fosse accaduto a quelle ragazze nel wilderness e perché, venticinque anni dopo, nessuna di loro fosse riuscita davvero a lasciarselo alle spalle. Ora possiede finalmente gli strumenti per unire le due domande.
Una quinta stagione avrebbe potuto raccontare di più. La quarta, però, potrebbe raccontare esattamente ciò che serve.
La vera sfida sarà evitare che la compressione del piano originale renda affrettati il salvataggio, il ritorno alla società e la conclusione della timeline contemporanea. Se gli autori riusciranno a farlo, terminare prima del previsto potrebbe trasformarsi nel vantaggio più importante della stagione finale: permettere a Yellowjackets di arrivare alla propria risposta prima che il suo mistero perda definitivamente potere.
Yellowjackets 4 debutterà il 22 novembre su Showtime e Paramount+, mentre gli abbonati Paramount+ Premium potranno vedere gli episodi a partire dal 20 novembre. La stagione finale sarà composta da otto episodi.




