Diana – La storia segreta di Lady D (leggi qui la recensione) è il film diretto da Oliver Hirschbiegel che racconta uno degli aspetti più riservati della vita della principessa Diana: la relazione con il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan. Interpretata da Naomi Watts, Diana viene mostrata negli anni successivi alla separazione dal principe Carlo, quando cerca di costruirsi una vita più libera dall’attenzione costante dei media.
Il film, uscito nel 2013, prende dunque le mosse da una vicenda realmente accaduta. La relazione tra Diana e Khan è documentata e si svolse effettivamente tra il 1995 e il 1997, poco prima della morte della principessa. La pellicola, tuttavia, non è una ricostruzione documentaria: molte conversazioni e situazioni sono state necessariamente ricostruite dagli sceneggiatori sulla base di testimonianze, documenti e ricostruzioni giornalistiche. Capire dove finisca la realtà e dove inizi la drammatizzazione è quindi fondamentale per comprendere quanto Diana – La storia segreta di Lady D sia fedele alla vera storia.
Diana e Hasnat Khan si incontrarono davvero: l’inizio di una relazione tenuta lontana dai riflettori
Diana incontrò Hasnat Khan il 1° settembre 1995 al Royal Brompton Hospital di Londra. La principessa si trovava lì per fare visita a un’amica, Oonagh Toffolo, il cui marito era stato sottoposto a un intervento. Khan, cardiochirurgo di origine pakistana, attirò la sua attenzione e Diana iniziò a tornare frequentemente in ospedale.
La relazione tra i due cominciò poco dopo e durò circa due anni. Per Diana, Khan rappresentava qualcosa di molto diverso dagli uomini che avevano fatto parte della sua vita pubblica: era un professionista estremamente riservato, poco interessato alla fama e apparentemente immune al fascino della principessa. Diana lo avrebbe affettuosamente soprannominato “Mr. Wonderful”.
Il rapporto fu tenuto lontano dai giornali per quanto possibile. Diana aveva infatti trovato in Khan una persona di cui si fidava e con cui poteva vivere una dimensione privata. Il problema era che quella privacy diventava quasi impossibile da proteggere proprio a causa della sua notorietà.
Khan temeva soprattutto che un eventuale matrimonio trasformasse definitivamente la loro vita in un bersaglio della stampa. Secondo quanto emerso in seguito, riteneva che l’unico modo per poter vivere normalmente insieme sarebbe stato trasferirsi in Pakistan. Diana visitò il Paese in due occasioni e arrivò a prendere seriamente in considerazione la possibilità di una vita lontana dall’Inghilterra, ma il progetto non si concretizzò.
La pressione dei media e la fine della relazione prima della morte di Diana
Il principale ostacolo alla relazione non fu quindi la mancanza di sentimenti, quanto la difficoltà di conciliare la vita privata di Khan con l’esistenza pubblica di Diana. Il cardiochirurgo era abituato a una vita lontana dai riflettori e temeva che diventare il compagno della principessa avrebbe reso impossibile mantenere quella normalità.
La relazione terminò nel giugno 1997, circa due mesi prima della morte di Diana. Durante l’inchiesta sulla morte della principessa, Khan raccontò di aver appreso della decisione di interrompere il rapporto dopo che Diana era tornata da una vacanza con la famiglia di Mohamed Al-Fayed.
Khan dichiarò di aver pensato che potesse esserci un altro uomo, ma Diana gli avrebbe assicurato che non era così. Poco dopo, però, la principessa iniziò la relazione con Dodi Al-Fayed, figlio di Mohamed. Alcune persone vicine a Diana hanno successivamente sostenuto che la frequentazione di Dodi potesse essere anche un modo per provocare una reazione in Khan, ma si tratta di un’interpretazione e non di un fatto definitivamente accertato.
Il 31 agosto 1997 Diana morì a Parigi insieme a Dodi Al-Fayed nell’incidente automobilistico all’interno del tunnel dell’Alma. Khan, che aveva ormai concluso la relazione con lei, rimase successivamente lontano dalla vita pubblica. La loro storia, però, continuò ad alimentare libri, articoli e ricostruzioni, fino ad arrivare al cinema.
Il film trasforma una relazione reale in una storia cinematografica: cosa cambia rispetto ai fatti?
Per costruire Diana – La storia segreta di Lady D, gli autori si basarono soprattutto sul libro Diana: Her Last Love di Kate Snell, pubblicato nel 2001, oltre che sulle testimonianze di persone vicine alla principessa e sui materiali emersi dall’inchiesta sulla sua morte.
Il problema principale è che la fonte più importante della vicenda, Hasnat Khan, non collaborò alla realizzazione del film. Khan ha infatti dichiarato di non aver mai dato la propria approvazione al progetto e di non aver parlato con le persone coinvolte nella sua realizzazione. Ha inoltre criticato il film perché, a suo giudizio, costruiva una storia a partire da pettegolezzi e supposizioni.
Questa posizione è particolarmente significativa perché impedisce di considerare il film una cronaca fedele della relazione. La vicenda di base è reale, così come lo sono l’incontro, il rapporto sentimentale, i problemi legati alla notorietà di Diana, i viaggi in Pakistan e la conclusione della relazione. Sono invece necessariamente ricostruite le conversazioni private e molti dei momenti quotidiani mostrati sullo schermo.
Lo stesso Oliver Hirschbiegel ha riconosciuto la natura interpretativa dell’opera. Il regista non poteva filmare eventi di cui non esisteva una documentazione diretta e ha quindi dovuto trasformare testimonianze e informazioni frammentarie in scene cinematografiche.
Anche sul piano visivo il film cerca comunque una forte aderenza all’immaginario della principessa. I costumi, per esempio, furono curati con grande attenzione e alcune delle celebri mise di Diana vennero ricreate con la collaborazione dello stilista Jacques Azagury, suo amico e uno dei suoi costumisti preferiti.
La vera storia di Diana e Hasnat Khan finisce prima dell’incidente: perché il film va letto come una ricostruzione drammatica
La relazione tra Diana e Hasnat Khan terminò dunque realmente nel giugno 1997 e non ebbe un lieto fine. Poche settimane dopo, Diana sarebbe stata coinvolta nella relazione con Dodi Al-Fayed e, il 31 agosto, avrebbe perso la vita nell’incidente di Parigi.
Un elemento particolarmente interessante della vicenda reale è che Khan continuò a mantenere un atteggiamento estremamente riservato anche dopo la morte di Diana. I due avevano discusso anche della possibilità di realizzare un ospedale benefico in Pakistan e, anni dopo, un progetto sanitario legato a quella visione sarebbe effettivamente diventato realtà con l’Abdul Razzaq Medical Trust Hospital.
Diana – La storia segreta di Lady D, quindi, parte da una storia vera ma non può essere considerato un resoconto fedele di ogni episodio mostrato. Il cuore della vicenda è autentico: Diana conobbe Hasnat Khan, si innamorò di lui, cercò con lui una possibilità di vita privata e arrivò a immaginare un futuro lontano dall’Inghilterra. La loro relazione finì però sotto il peso delle difficoltà che entrambi non riuscirono a superare.
La distanza tra realtà e film emerge soprattutto nella rappresentazione dell’intimità. Poiché Khan non partecipò alla ricostruzione e contestò apertamente il progetto, le scene private devono essere considerate una interpretazione cinematografica di ciò che potrebbe essere accaduto, non una testimonianza diretta.
Il valore del film risiede quindi meno nella pretesa di stabilire esattamente cosa accadde tra i due e più nel tentativo di raccontare una Diana diversa da quella conosciuta attraverso le fotografie e i titoli dei giornali. La sua relazione con Khan diventa il simbolo del desiderio di una vita normale che la principessa non riuscì mai davvero a conquistare. È proprio questa tensione tra privacy e celebrità a costituire il nucleo più interessante della storia, mentre il confine tra realtà documentata e invenzione drammatica resta volutamente sfumato.




