Mr. Nelson, did you kill people?, recensione: il grido antimilitarista di Shinya Tsukamoto – Venezia 83

Il regista giapponese porta in Concorso la storia di Allen Nelson, afroamericano arruolatosi nei Marines e inviato al fronte durante la guerra del Vietnam

-

Che cosa succede a una persona quando impara a uccidere? 

È questa la domanda al centro di Mr. Nelson, did you kill people?, il nuovo film del regista giapponese Shinya Tsukamoto presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Una parabola cruda sulle conseguenze dell’esperienza militare sul fronte di guerra filtrata dagli occhi dell’afroamericano Allen Nelson che, nato in una famiglia povera di New York, si arruola nei Marines a 18 anni per sfuggire alla discriminazione e alla miseria, convinto di poter diventare un eroe di guerra.

Una guerra per sfuggire…

Allen viene da una famiglia di donne, con un padre e patrigno violentissimi, una ferocia fisica che ha montato in lui un risentimento talmente forte da uscire anche sul campo di battaglia. Già dal reclutamento in Giappone, nel 1966, Allen impara presto tre parole destinate a governare ogni suo movimento: non pensare, segui gli ordini, uccidi. Il ragazzo e gli altri soldati procedono secondo il mantra di un’Okinawa composta solo di “musi gialli” da sfruttare, per poi arrivare in Vietnam a sorpassare ogni limite. La squadra americana spara a tutto ciò che si muove, cercando il modo più efficace per uccidere il nemico. A 23 anni, il ragazzo fa ritorno negli Stati Uniti, ma la sensazione continua ad essere quella paradossale di non sentirsi in un posto sicuro, di non potere più vivere in società. Qui, incontra Linda, sua ex compagna di liceo e ora insegnante alle scuole elementari, che gli propone di raccontare ai suoi studenti la sua esperienza. Dopo qualche resistenza, Allen accetta e, per la prima volta, sente porsi una domanda cruciale non sulle vittime, ma sui carnefici della guerra: “Signor Nelson, ha ucciso delle persone?“.

La domanda cruciale

Mr. Nelson, did you kill people? è un film duro, in cui il sudore del Vietnam accompagna passato e presente, l’arco di una vita piena di demoni alla ricerca di un senso di umanità perduta. Quella che si trova nell’interessamento dei bambini, dei giovani, rispetto alla sua dura parentesi di vita, i primi a porgli quella domanda su cui il suo psicologo lo avrebbe portato a scervellarsi gli anni successivi. Proprio il coinvolgimento di queste figure, dei giapponesi e dei vietnamiti, il modo in cui Allen riflette su quello che gli è capitato, il montaggio “sudato”, vanno a corroborare l’idea di un potente inno antimilitarista, totalmente d’impatto anche per la sua attualità.

Ci sono poi due momenti fondamentali che Tsukamoto inquadra per iniziare una retrospettiva emotiva ancora sul campo, durante quegli ultimi 30 giorni di servizio che sono anche i più fragili, come viene insegnato ad Allen. Il parto di una giovane vietnamita e l’intervento di un Viet Cong torturato che chiede ai soldati perché non combattano anche loro in Patria, dato che gli afroamericani “non sono liberi in America“.

Alla ricerca di umanità

Il dittico di attori che interpreta Allen (Rodney Hicks e Mark Merphy) ne riesce a riprodurre efficacemente l’umanità sofferta, la mancanza di sonno, la paura del fare del male a chi gli sta accanto, il sudore e la fatica del provare a riprendere parte a un mondo che non conosce più.

Lo psicologo interpretato da Geoffrey Rush fa invece da contraltare all’agitazione attiva di Allen, ponendosi come intermediario di un conflitto interiore che ancora deve sedimentarsi. Faticando, forse anche da parte sua, nella gestione del PTSD (all’epoca non vi erano ancora tecniche psicologiche abbastanza all’avanguardia per trattarlo) riesce comunque a costruire negli anni un percorso terapeutico con il reduce, che lo porterà poi a intraprendere un’attività divulgativa anche nelle brucianti terre in cui ha prestato servizio.

Mr. Nelson, did you kill people? segue una direzione precisa di racconto: quella del film di guerra che alterna scene d’azione cruente a parentesi riflessive di grande dolore, in cui tutta la sofferenza di Allen passa attraverso la fisicità, il sudore, le movenze e i comportamenti del passato, impossibili da scrollarsi di dosso nel presente. È un film in cui i colori del Vietnam sono presenti anche nelle case d’America, nel volto di un uomo scopertosi carnefice e che ha passato la vita a cercare di instaurare un legame umano con il posto in cui più l’ha disprezzata.

Mr. Nelson, did you kill people?
3

Sommario

Un film duro, in cui il sudore del Vietnam accompagna passato e presente, l’arco di una vita piena di demoni alla ricerca di un senso di umanità perduta.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

ALTRE STORIE