Nella morsa del ragno è tratto da una storia vera? La verità dietro il film con Morgan Freeman

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Uscito nel 2001 e diretto da Lee Tamahori, Nella morsa del ragno riporta sul grande schermo Morgan Freeman nei panni di Alex Cross, il brillante psicologo forense e detective del Metropolitan Police Department già protagonista di Il collezionista. Al centro del thriller c’è il rapimento di Megan Rose, figlia di un senatore degli Stati Uniti, sequestrata da Gary Soneji, un uomo che si è introdotto nella sua vita fingendosi insegnante di informatica. A occuparsi del caso è proprio Cross, richiamato nell’indagine insieme all’agente dei servizi segreti Jezzie Flannigan, mentre il rapitore conduce con loro un pericoloso gioco psicologico.

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Il realismo dell’ambientazione, il profilo criminale dell’antagonista e soprattutto il riferimento a un celebre caso di cronaca americana possono far pensare che Nella morsa del ragno sia ispirato a una storia vera. In realtà, il film non racconta un caso realmente accaduto: la sua origine è letteraria e risale al romanzo omonimo pubblicato nel 1993 da James Patterson, primo libro della serie dedicata ad Alex Cross. Esiste però una storia vera che ha contribuito a definire il movente di Soneji e alcuni elementi della vicenda: il rapimento di Charles Lindbergh Jr., avvenuto nel 1932. È quindi nella fusione tra finzione letteraria e memoria di un celebre crimine che va cercata la particolare impronta realistica del film.

Nella morsa del ragno nasce dal primo romanzo di James Patterson, ma il suo criminale guarda al rapimento Lindbergh

La risposta alla domanda se Nella morsa del ragno sia tratto da una storia vera è dunque negativa, almeno se si intende il film come la ricostruzione di un caso criminale realmente avvenuto. La sceneggiatura di Marc Moss adatta infatti il romanzo Nella morsa del ragno di James Patterson, pubblicato nel 1993 e primo capitolo della lunga serie dedicata ad Alex Cross. Il personaggio interpretato da Morgan Freeman è quindi frutto della narrativa poliziesca contemporanea, così come lo sono la maggior parte degli eventi raccontati nel film.

Nel passaggio dal libro allo schermo, tuttavia, Marc Moss interviene in modo significativo sulla storia. Il film conserva l’idea fondamentale del rapimento e del confronto tra Cross e il suo avversario, ma riduce parecchio la complessità psicologica di Gary Soneji. Nel romanzo, infatti, il criminale chiamato “Spider” presenta un disturbo dissociativo dell’identità e una storia personale segnata dagli abusi subiti durante l’infanzia. Questi elementi contribuiscono a spiegare la costruzione della sua personalità criminale e il suo rapporto ossessivo con Cross.

La versione cinematografica sceglie invece di concentrarsi maggiormente sulla dinamica del thriller. Il passato di Soneji viene in larga parte eliminato e con esso anche la sottotrama relativa alla sua famiglia e al tentativo di colpire direttamente Cross e i suoi cari. È una trasformazione importante, perché sposta l’attenzione dalla complessità psicologica dell’antagonista alla sua capacità di manipolare gli altri e di trasformare il rapimento in uno spettacolo criminale.

Ed è proprio qui che emerge il legame con la storia vera. Soneji è ossessionato dalla possibilità di diventare famoso attraverso il proprio crimine e vuole che il suo nome rimanga impresso nella memoria collettiva. Questo elemento richiama direttamente il caso di Charles Augustus Lindbergh Jr., il figlio del celebre aviatore Charles Lindbergh, rapito nel 1932. Il bambino aveva appena un anno quando venne sequestrato dalla sua abitazione di Highfields, nel New Jersey.

Il 1° marzo 1932 la famiglia scoprì che il bambino era scomparso dalla sua stanza e poco dopo arrivò una richiesta di riscatto di 50.000 dollari. I genitori pagarono la somma richiesta, ma la vicenda ebbe un esito tragico. Il corpo del piccolo Lindbergh venne ritrovato il 12 maggio, a pochi chilometri dall’abitazione della famiglia. La morte fu probabilmente provocata da una ferita alla testa riportata durante il rapimento, anche se per anni il caso rimase al centro di discussioni e interrogativi.

Dal caso Lindbergh al processo di Richard Hauptmann: la vicenda reale che ha ispirato l’ossessione di Soneji

Nella morsa del ragno (Along Came a Spider)

Il principale sospettato del rapimento fu Richard Hauptmann, un immigrato tedesco arrivato negli Stati Uniti nel 1923. Le autorità arrivarono a lui dopo che alcuni dei soldi del riscatto furono rintracciati in suo possesso. Hauptmann venne arrestato nel settembre 1934 e continuò a proclamarsi innocente, sostenendo che il denaro provenisse da Isidor Fisch, un conoscente che sarebbe tornato in Germania lasciandogli una scatola contenente il denaro.

La spiegazione non convinse gli investigatori né la giuria. Il processo divenne rapidamente un enorme caso mediatico e Hauptmann venne trasformato dalla stampa in una delle figure criminali più odiate d’America. Il procedimento arrivò a essere definito “il processo del secolo”, mentre i giornali contribuirono a costruire intorno all’imputato un’immagine pubblica estremamente negativa. La sua vicenda è quindi importante per comprendere il personaggio di Soneji: ciò che interessa all’antagonista di Nella morsa del ragno non è soltanto il rapimento in sé, ma la possibilità di diventare una figura conosciuta attraverso un crimine destinato a occupare le prime pagine.

La parabola giudiziaria di Hauptmann terminò con la condanna a morte. Il 3 aprile 1936 venne giustiziato sulla sedia elettrica. Il caso Lindbergh era ormai diventato uno dei più celebri episodi criminali della storia americana, con una risonanza pubblica enormemente superiore alla dimensione privata della tragedia. È questo aspetto della vicenda a fornire a James Patterson una delle basi più interessanti per la costruzione di Soneji.

Nel romanzo, infatti, l’antagonista desidera qualcosa che va oltre il semplice successo dell’operazione criminale: vuole lasciare un segno. Il rapimento deve diventare un evento capace di attirare l’attenzione dei media e trasformarlo in una celebrità criminale. Il riferimento al caso Lindbergh rende quindi plausibile la psicologia del personaggio all’interno della tradizione del true crime, pur senza trasformarlo in una trasposizione di Richard Hauptmann.

Anche la vicenda di Megan Rose presenta importanti differenze rispetto al romanzo. Nel libro la ragazza viene ritrovata molto più tardi rispetto a quanto avviene nel film, dopo essere stata condotta fino in Bolivia e aver vissuto con una famiglia nelle vicinanze delle Ande. Il film semplifica questa parte della storia e accelera la ricerca, adattando la struttura narrativa alle esigenze di un thriller cinematografico. Allo stesso modo, alcuni personaggi cambiano nome: Maggie diventa Megan e Michael Goldberg diventa Dimitri Starodubov.

Ancora più significativa è la sorte dello stesso Soneji. Nel film il criminale muore, chiudendo apparentemente il confronto con Alex Cross. Nel romanzo, invece, sopravvive e viene trasferito in una struttura psichiatrica. La sua storia non termina lì: Soneji diventa infatti uno dei più importanti e pericolosi avversari di Cross nei libri successivi. Il film trasforma dunque una figura destinata a ritornare in un antagonista con una parabola conclusiva più netta.

La vera storia dietro Nella morsa del ragno non è quella di Alex Cross: cosa significa il riferimento al caso Lindbergh

Morgan Freeman in Nella morsa del ragno

Alla fine, Nella morsa del ragno deve essere considerato un film di finzione con una precisa ispirazione proveniente dalla cronaca criminale. Alex Cross, Jezzie Flannigan, Gary Soneji e il rapimento raccontato nel film non corrispondono a persone o avvenimenti realmente accaduti. La vera storia del caso Lindbergh fornisce invece un riferimento storico concreto che contribuisce alla costruzione dell’antagonista e del suo desiderio di notorietà.

È una distinzione importante perché spiega anche perché il film possa sembrare più realistico di un normale thriller. James Patterson costruisce la propria narrativa attingendo a un immaginario criminale riconoscibile, nel quale rapimenti celebri, ossessione mediatica e psicologia del colpevole diventano materiali per una nuova storia. La realtà non viene quindi raccontata direttamente: viene trasformata in un modello narrativo.

Il caso Lindbergh è particolarmente adatto a questo scopo perché riunisce alcuni elementi centrali della storia di Soneji: una vittima appartenente a una famiglia estremamente esposta, un rapimento destinato a catturare l’attenzione nazionale, una richiesta di riscatto, un’indagine complessa e soprattutto un’enorme amplificazione mediatica. Nel passaggio alla fiction, Patterson prende questa struttura e la porta verso un terreno più apertamente psicologico, costruendo un criminale interessato alla fama e al riconoscimento.

Il film di Lee Tamahori, però, semplifica ulteriormente questa dimensione. La sceneggiatura di Marc Moss elimina gran parte del retroterra psicologico di Soneji e rinuncia anche alla relazione sentimentale tra Cross e Flannigan presente nel romanzo. Nel film Cross è sposato con Vicki, mentre la sorte di Flannigan viene modificata: viene uccisa da Cross, mentre nel libro viene condannata alla pena di morte tramite iniezione letale.

Queste differenze mostrano come l’adattamento cinematografico abbia privilegiato il ritmo e la tensione immediata rispetto alla costruzione seriale e psicologica del romanzo. Il film funziona quindi come un thriller autonomo, mentre il libro inserisce la vicenda in una trama più ampia destinata a proseguire attraverso le successive avventure di Alex Cross.

La vera storia di Nella morsa del ragno, dunque, non è quella di un detective realmente esistito alle prese con un rapimento realmente avvenuto. È la storia di come un celebre crimine americano sia entrato nell’immaginario della narrativa e abbia contribuito a plasmare un personaggio completamente inventato. Il caso di Charles Lindbergh Jr. e il processo a Richard Hauptmann appartengono alla cronaca; Alex Cross e Gary Soneji appartengono invece alla fiction.

Ed è proprio questa contaminazione a rendere interessante il film. Nella morsa del ragno utilizza la memoria di un crimine realmente accaduto per costruire una storia sulla ricerca della fama attraverso la violenza e sulla fascinazione esercitata dai grandi casi criminali. Il ragno del titolo non è quindi una figura realmente esistita, ma il prodotto di una tradizione narrativa che guarda alla cronaca per trasformarla in suspense. La storia vera è alle sue spalle, non dentro la sua trama.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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