La vita da grandi è tratto da una storia vera? La vera vicenda dei fratelli Tercon

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La vita da grandi, esordio alla regia di Greta Scarano, è un film che affronta il tema dell’autismo attraverso il rapporto tra due fratelli costretti a ritrovarsi dopo anni di distanza. Al centro ci sono Irene, interpretata da Matilda De Angelis, e Omar, interpretato da Yuri Tuci, un uomo autistico che desidera costruire una propria vita autonoma, trovare l’amore, avere dei figli e affermarsi come rapper. Il loro ritorno a una quotidianità condivisa diventa così un percorso di crescita per entrambi, nel quale le aspirazioni di Omar si intrecciano con le paure e le responsabilità della sorella.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: La vita da grandi è tratto da una storia vera? Sì, anche se è più corretto parlare di un film ispirato a una storia realmente vissuta che di una trasposizione biografica rigorosa. L’origine del progetto è infatti la vicenda dei fratelli Damiano e Margherita Tercon, conosciuti insieme a Philipp Carboni come i Terconauti. La loro esperienza è arrivata al grande pubblico attraverso i social, la televisione e i libri autobiografici Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale e L’imprevisto di diventare adulti, offrendo a Greta Scarano il punto di partenza per costruire una storia cinematografica sul desiderio di autonomia, sulla famiglia e sul particolare ruolo dei fratelli di persone con disabilità.

Damiano e Margherita Tercon, la storia vera dei fratelli diventati i Terconauti

La storia che ha ispirato La vita da grandi nasce dal rapporto tra Damiano Tercon e sua sorella Margherita, due persone che hanno trasformato la propria esperienza familiare in un progetto artistico e comunicativo seguito da un pubblico sempre più ampio. Damiano è autistico e, attraverso la sua personalità ironica e il suo desiderio di esprimersi, ha contribuito insieme alla sorella a mettere in discussione molti degli stereotipi con cui l’autismo viene abitualmente raccontato. Il loro progetto, i Terconauti, è diventato così uno spazio nel quale parlare di disabilità, relazioni, sogni e vita quotidiana con un linguaggio diretto e spesso ironico.

La notorietà nazionale è arrivata anche grazie alla partecipazione a Italia’s Got Talent, esperienza che ha permesso a una storia nata sul web di raggiungere un pubblico molto più vasto. Per Margherita Tercon, tuttavia, il rapporto con il fratello non è mai stato soltanto il racconto pubblico di una condizione familiare. È una relazione fatta di affetto, conflitti, responsabilità e di una domanda destinata a diventare centrale anche nel film: cosa accadrà quando i genitori non potranno più occuparsi di Damiano? E, soprattutto, quanto è possibile immaginare per una persona autistica una vita realmente autonoma?

È proprio questo interrogativo ad attraversare Mia sorella mi rompe le balle, il libro autobiografico scritto dai due fratelli dal quale prende avvio il percorso che porterà al film. La vicenda racconta anche il ritorno di Margherita alla dimensione familiare dopo gli anni trascorsi lontano da casa e il suo coinvolgimento nel tentativo di aiutare Damiano a realizzare un proprio desiderio. La realtà raccontata dai Terconauti diventa così materia narrativa perché contiene già una tensione profondamente cinematografica: una sorella che deve confrontarsi con il proprio ruolo e un fratello che rifiuta di essere definito soltanto attraverso ciò che gli altri pensano non possa fare.

Il progetto cinematografico nasce poi dall’incontro casuale tra Greta Scarano e i Terconauti. La regista raccontò di aver visto sui social una loro esibizione a Italia’s Got Talent, rimanendone colpita al punto da immaginare immediatamente la possibilità di trasformare quella storia in un film. Dopo il contatto con Margherita Tercon, quello che inizialmente sembrava un progetto difficile da realizzare ha trovato progressivamente una forma concreta. Quattro anni dopo, la vicenda dei fratelli era arrivata sul grande schermo.

Dal racconto autobiografico al film: come la storia dei Terconauti diventa La vita da grandi

Yuri Tuci e Matilda De Angelis nel film La vita da grandi

Il passaggio dalla realtà al cinema comporta però una trasformazione sostanziale. La vita da grandi non mette infatti in scena semplicemente Damiano e Margherita Tercon con i loro nomi e la loro biografia, bensì crea due personaggi nuovi, Omar e Irene, attraverso i quali rielabora alcuni degli elementi fondamentali della loro esperienza. Il film conserva soprattutto il cuore della vicenda: il desiderio di un uomo autistico di essere riconosciuto come adulto e la necessità della sorella di confrontarsi con un ruolo familiare che rischia di condizionare anche la propria esistenza.

La differenza è particolarmente evidente nel personaggio di Irene. Attraverso Matilda De Angelis, il film porta in primo piano il punto di vista dei cosiddetti siblings, cioè fratelli e sorelle di persone con disabilità. È una prospettiva che spesso rimane sullo sfondo perché l’attenzione viene inevitabilmente concentrata sulla persona con disabilità e sui genitori. La vicenda dei Terconauti permette invece a Greta Scarano di spostare lo sguardo anche su chi cresce imparando precocemente a essere responsabile, a non creare ulteriori problemi e, in alcuni casi, a immaginare per il futuro un possibile ruolo di caregiver.

Il film traduce questo conflitto nella decisione di Irene di tornare a Rimini e occuparsi del fratello Omar. Lui, però, non vuole essere semplicemente affidato alle cure della sorella. Ha progetti molto precisi: vuole diventare un rapper, avere una fidanzata, costruire una famiglia e avere tre figli. Sono aspirazioni che il racconto prende sul serio, evitando di trasformarle in una semplice gag legata alla sua condizione. È proprio attraverso questi desideri che Omar rivendica la propria identità adulta e il diritto di immaginare il futuro secondo parametri che non siano stabiliti dagli altri.

Anche questo aspetto deriva dal nucleo reale della vicenda di Damiano e Margherita, ma il film lo rielabora con libertà narrativa. La storia dei Terconauti diventa infatti il materiale attraverso cui costruire un racconto più ampio sulla crescita. Il titolo stesso, La vita da grandi, assume così un significato doppio: riguarda Omar, che vuole dimostrare di poter diventare adulto secondo le proprie aspirazioni, ma anche Irene, che deve capire come essere sorella senza trasformare automaticamente il legame familiare in una responsabilità permanente.

Nella realtà, intanto, il percorso dei Terconauti è proseguito oltre l’esperienza che ha ispirato il film. Damiano, Margherita e Philipp Carboni hanno continuato a lavorare insieme attraverso video, fumetti, teatro, televisione e social network, utilizzando la popolarità conquistata per parlare di diversità e autismo. La loro vita attuale testimonia inoltre una ricerca concreta dell’autonomia: Margherita e Philipp vivono in un appartamento mentre Damiano abita in un monolocale vicino, una soluzione che consente di mantenere un rapporto familiare stretto senza rinunciare alla propria indipendenza.

La vera storia dietro La vita da grandi: cosa cambia nel film e perché il racconto dei Terconauti resta centrale

Matilda De Angelis e Yuri Tuci in La vita da grandi

Dire che La vita da grandi è una storia vera richiede dunque una precisazione. Non siamo davanti a una biografia cinematografica di Damiano e Margherita Tercon, come potrebbe essere un film che ricostruisce fedelmente una specifica fase della vita dei suoi protagonisti. La pellicola di Greta Scarano prende invece la loro esperienza come ispirazione e la trasforma in una storia originale. Irene e Omar sono personaggi di finzione, così come lo sono le situazioni specifiche attraverso le quali il film sviluppa il loro rapporto.

Ciò che rimane autentico è il conflitto da cui tutto nasce: il bisogno di una persona autistica di essere considerata nella sua interezza e il peso che può ricadere sui fratelli, chiamati a interrogarsi sul futuro della famiglia. In questo senso, la scelta di modificare nomi e circostanze permette al film di allontanarsi dalla semplice cronaca e di costruire una riflessione più universale. Omar non deve essere considerato un equivalente cinematografico di Damiano, così come Irene non è una riproduzione di Margherita: entrambi sono strumenti attraverso cui il film rielabora una realtà autentica.

È significativo, inoltre, che la disabilità non venga utilizzata come unico elemento narrativo. Il percorso di Omar riguarda il rapporto con la sorella, l’ambizione artistica, il desiderio di amore, il progetto di una famiglia e la conquista dell’indipendenza. Quello di Irene riguarda invece la possibilità di riconoscere i propri desideri senza sentirsi colpevole per aver costruito una vita lontano dalla famiglia. È qui che il film incontra il tema dei siblings: prendersi cura di qualcuno non dovrebbe significare cancellare se stessi, così come sostenere una persona con disabilità non dovrebbe tradursi automaticamente nella sostituzione della sua autonomia.

La storia reale dei Terconauti offre quindi a La vita da grandi una base concreta, ma il film sceglie di andare oltre la biografia per interrogarsi su cosa significhi davvero diventare adulti. La vicenda di Damiano e Margherita Tercon dimostra quanto possa essere potente una storia nata dalla vita quotidiana quando riesce a raggiungere il pubblico senza rinunciare alla propria complessità. Il cinema di Greta Scarano ne conserva il nucleo emotivo e lo trasforma in un racconto nel quale la disabilità non è una destinazione narrativa, bensì una delle componenti di persone che desiderano amare, lavorare, sbagliare, scegliere e costruire il proprio futuro. Ed è proprio questa la ragione per cui, pur modificando la realtà, La vita da grandi rimane profondamente legato alla storia vera da cui ha avuto origine.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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