Perdita Durango: la spiegazione del finale del film

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Diretto da Álex de la Iglesia (autore anche di La ballata dell’odio e dell’amoreLe streghe son tornate) nel 1997 e interpretato da Rosie Perez e Javier Bardem, Perdita Durango è un film criminale, pulp e visionario che trasforma un viaggio verso Las Vegas in una discesa sempre più estrema nella violenza. Alla base c’è il romanzo 59 Degrees and Raining: The Story of Perdita Durango di Barry Gifford, autore di Cuore selvaggio, dal quale David Lynch aveva tratto l’omonimo film. De la Iglesia prende quell’immaginario di frontiera, sesso, criminalità e personaggi marginali e lo porta dentro un cinema personale, grottesco e ipercinetico, dove il confine tra rituale, follia e realtà viene continuamente messo in discussione.

La conclusione di Perdita Durango porta però questa esplosione di eccessi verso un esito profondamente malinconico. Romeo e Perdita hanno attraversato il Messico e gli Stati Uniti convinti di poter costruire una propria forma di libertà, lontana dalle regole e dalle conseguenze del mondo che li circonda. L’arrivo a Las Vegas sembra inizialmente il compimento di quella fuga, ma proprio lì il loro progetto si sgretola: Romeo viene ucciso, Perdita elimina chi lo ha assassinato e poi rimane sola. La sua passeggiata finale sulla Strip chiarisce così il senso dell’intero viaggio: la libertà cercata dai due protagonisti si è trasformata in una fuga impossibile, mentre l’amore sopravvive soltanto come ricordo.

Il pulp di Álex de la Iglesia e l’amore distruttivo di Perdita e Romeo: perché il loro viaggio è destinato fin dall’inizio a diventare una tragedia

Per comprendere il finale bisogna considerare il particolare universo cinematografico costruito da Álex de la Iglesia. Già in Azione mutante e Il giorno della bestia il regista aveva dimostrato di utilizzare generi popolari, horror, fantascienza e commedia nera per raccontare personaggi incapaci di adattarsi alla normalità. In Perdita Durango questa tendenza assume una forma ancora più estrema: la storia criminale diventa un viaggio allucinato nel quale i protagonisti sembrano procedere verso il disastro con la stessa determinazione con cui altri personaggi cinematografici inseguirebbero la salvezza.

Perdita arriva in Messico per disperdere le ceneri della sorella morta e incontra Romeo Dolorosa, criminale indebitato e coinvolto in traffici sempre più aberranti. Romeo vive di rapine, droga, truffe e rituali inventati, fino a partecipare al trasporto clandestino di feti verso Las Vegas. Il loro incontro produce immediatamente una relazione fondata sull’eccesso. Perdita vede in Romeo una possibilità di evasione, mentre Romeo trova in lei qualcuno disposto a seguirlo oltre ogni limite.

La coppia si forma quindi dentro un mondo in cui la violenza è diventata linguaggio quotidiano. Il rapimento di Duane ed Estelle, il tentativo di sacrificare la ragazza e la fuga successiva stabiliscono una regola precisa: Perdita e Romeo non stanno cercando di reinserirsi nella società, stanno cercando di costruire una realtà alternativa in cui le loro pulsioni possano essere vissute senza restrizioni.

Il viaggio verso Las Vegas assume per questo una funzione quasi mitica. È la destinazione nella quale Romeo spera di chiudere i propri debiti e portare a termine l’affare con Santos, mentre Perdita continua a seguirlo sempre più profondamente dentro il suo mondo. Ma ogni tappa distrugge un pezzo di questa illusione. Il passato di Romeo torna attraverso Catalina, che minaccia la sua famiglia; gli uomini di Santos vengono massacrati durante il trasferimento; Woody Dumas segue le loro tracce. La fuga procede, ma la rete intorno a Romeo si stringe.

La trappola di Las Vegas e la morte di Romeo: perché Perdita arriva troppo tardi davanti all’uomo che ha scelto

Javier Bardem e Rosie Perez nel film Perdita Durango

Quando il gruppo raggiunge finalmente Las Vegas, Romeo crede di essere arrivato alla fase conclusiva del proprio piano. In realtà, l’accordo con Santos si è trasformato in una condanna. Il gangster, furioso per la morte dei suoi uomini, ha incaricato il cugino Reggie di eliminare Romeo. L’arrivo della polizia guidata da Dumas aggiunge un’altra minaccia, rendendo la consegna dei feti un punto di collisione tra criminalità organizzata e forze dell’ordine.

Romeo viene avvertito del tradimento e decide di affrontare la situazione insieme a Doug, suo vecchio amico ed ex marine con un braccio solo. Perdita rimane indietro con i due ostaggi, ma la separazione da Romeo diventa per lei insostenibile. È un passaggio essenziale per comprendere il finale: dopo tutto quello che hanno attraversato, Perdita ha ormai costruito la propria identità intorno a quella relazione. Lascia quindi liberi Estelle e Duane e corre a cercare Romeo.

La scelta determina anche la liberazione degli ostaggi. Perdita, almeno per un istante, interrompe la catena di violenza che aveva contribuito a creare. Ma quella stessa decisione arriva troppo tardi per salvare l’uomo che ama. Reggie uccide Doug e poi spara a Romeo alla schiena, senza concedergli nemmeno la possibilità di un ultimo confronto.

La modalità della morte è significativa. Romeo aveva trascorso l’intero film sfidando uomini più potenti di lui, manipolando situazioni pericolose e credendo di poter sempre trovare una via d’uscita. Alla fine viene eliminato in modo improvviso e quasi impersonale, vittima di un tradimento interno al mondo criminale nel quale aveva scelto di vivere.

Perdita assiste alla scena e reagisce sparando a Reggie. Lo uccide e poi fugge proprio mentre arrivano gli agenti guidati da Dumas. Quando la polizia irrompe nel luogo della consegna, trova una distesa di cadaveri: la grande operazione criminale è ormai diventata una scena di morte. Dumas voleva arrestare i responsabili, ma arriva quando il sistema che li aveva messi l’uno contro l’altro si è già autodistrutto.

La morte di Romeo spezza il sogno di fuga: perché la Strip di Las Vegas diventa il luogo della solitudine di Perdita

Rosie Perez in Perdita Durango

Il vero finale arriva dopo la sparatoria, quando Perdita rimane completamente sola e cammina lungo la Strip di Las Vegas. È una conclusione molto diversa dal ritmo frenetico che ha caratterizzato il film. Dopo tanto movimento, il personaggio finalmente si ferma. Le luci, i casinò e la folla della città creano un contrasto quasi crudele con la sua condizione: Perdita ha raggiunto la destinazione insieme a Romeo, ma ora deve attraversarla senza di lui.

Las Vegas rappresentava la promessa di una nuova vita. Era il punto d’arrivo del viaggio, il luogo nel quale il traffico dei feti avrebbe dovuto concludersi e nel quale Romeo avrebbe potuto risolvere almeno una parte dei propri problemi. Dopo la sua morte, però, quella stessa città perde ogni significato. La meta è stata raggiunta, ma il futuro che doveva cominciare lì è scomparso.

La passeggiata di Perdita funziona quindi come una sorta di controcampo rispetto a tutto ciò che abbiamo visto. Durante il film lei e Romeo erano quasi sempre in movimento insieme: ogni pericolo rafforzava la loro complicità e ogni fuga sembrava confermare la loro convinzione di essere diversi dagli altri. Adesso Perdita cammina da sola, e proprio questa solitudine rende evidente quanto quella convinzione fosse fragile.

C’è inoltre un elemento importante nel fatto che Estelle e Duane siano ancora vivi. Perdita li aveva rapiti e aveva partecipato alla loro violenza, ma alla fine sceglie di liberarli. Il film non trasforma questo gesto in una redenzione completa: il passato rimane intatto e Perdita resta responsabile delle proprie azioni. Tuttavia, nel momento in cui perde Romeo, interrompe almeno una volta il meccanismo che l’aveva trascinata sempre più avanti.

Il significato del finale di Perdita Durango: l’amore resta, mentre la fantasia di una libertà senza conseguenze muore con Romeo

Javier Bardem e Rosie Perez in Perdita Durango

Il finale di Perdita Durango parla soprattutto della differenza tra libertà e fuga. Romeo e Perdita credono di essere liberi perché rifiutano qualsiasi regola e attraversano continuamente i confini imposti dalla società. In realtà sono prigionieri delle proprie scelte. Romeo è vincolato dai debiti, dai criminali che lo circondano e dalla violenza che ha scelto come strumento di sopravvivenza. Perdita diventa progressivamente prigioniera della relazione con lui e dell’universo criminale che la coppia ha costruito.

La morte di Romeo distrugge questa illusione. Non c’è una punizione morale esplicita e il film non presenta la sua fine come una semplice conseguenza “meritata” delle sue azioni. La tragedia nasce piuttosto dall’impossibilità di interrompere una spirale che tutti i personaggi alimentano. Romeo uccide per sopravvivere, viene tradito per il potere e il denaro, Perdita uccide Reggie per vendicarlo: ogni violenza genera quella successiva.

Il rapporto tra Perdita e Romeo rimane però autentico all’interno della loro deformata visione del mondo. È proprio questo a rendere l’epilogo più amaro. Perdita non perde soltanto un complice o un amante: perde la persona attraverso la quale aveva immaginato una vita diversa. Il fatto che continui a camminare da sola suggerisce che il sentimento non scompare con la morte di Romeo, mentre viene meno la fantasia di poter continuare indefinitamente quella fuga.

La Strip diventa così il simbolo perfetto dell’epilogo. È un luogo costruito sull’illusione, sulla promessa di poter ottenere fortuna, piacere e una nuova identità. Perdita attraversa quello spazio quando ormai tutte quelle promesse si sono svuotate. La città continua a brillare, la vita intorno a lei prosegue, ma per la protagonista il viaggio è finito.

Ed è proprio qui che Perdita Durango trova la sua conclusione più coerente. Il film non concede alla protagonista una redenzione ordinata né una nuova vita immediatamente riconoscibile. Le lascia invece il compito di continuare dopo la fine di Romeo. La sua solitudine è dolorosa, ma contiene anche l’unica possibilità che il film le abbia lasciato: scegliere cosa fare del proprio futuro senza più confondere l’amore con la fuga.

Il finale suggerisce quindi che Perdita e Romeo avevano cercato l’assoluto nel modo più distruttivo possibile. Volevano vivere fuori dalle regole, trasformare il pericolo in passione e il viaggio in una promessa di libertà. Alla fine Romeo muore e Perdita resta. La loro storia d’amore sopravvive come memoria, mentre il mondo che avevano costruito insieme crolla. La vera conclusione di Perdita Durango non è la morte di Romeo, ma il momento in cui Perdita si ritrova costretta a esistere oltre la leggenda della coppia che aveva formato con lui.

Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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