Viaggio al centro della Terra porta fino alle estreme conseguenze l’idea alla base del romanzo di Jules Verne: e se ciò che consideriamo letteratura fantastica fosse invece il resoconto di qualcosa realmente esistito? Il film del 2008 diretto da Eric Brevig trasforma questa premessa in un’avventura per famiglie costruita intorno a Trevor Anderson (Brendan Fraser), suo nipote Sean (Josh Hutcherson) e la guida islandese Hannah Ásgeirsson (Anita Briem), precipitati accidentalmente in un ecosistema nascosto nelle profondità del pianeta.
Il finale concentra però tutta l’avventura su qualcosa di più personale. Trevor era partito cercando di capire cosa fosse accaduto al fratello Max, scomparso anni prima durante le sue ricerche, mentre Sean affronta il viaggio inseguendo indirettamente la figura di un padre che conosce soprattutto attraverso ciò che gli altri gli raccontano. Quando i protagonisti scoprono che Max aveva davvero raggiunto il centro della Terra, il fantastico smette di essere soltanto il motore dello spettacolo: diventa il modo attraverso cui Trevor e Sean possono finalmente confrontarsi con la sua morte.
La fuga attraverso il Vesuvio chiude quindi soltanto una parte della storia. Il vero finale arriva dopo il ritorno a casa, quando Trevor consegna a Sean un nuovo libro dedicato ad Atlantide. Quella scelta suggerisce che l’esperienza appena vissuta abbia cambiato definitivamente entrambi: Max non è più un mistero da risolvere, ma l’origine di un’eredità che Trevor e Sean possono continuare insieme.
Come finisce Viaggio al centro della Terra: Trevor, Sean e Hannah devono trovare il geyser prima che sia troppo tardi
Dopo aver trovato i resti di Max e il suo diario, Trevor comprende che il mondo sotterraneo nel quale sono precipitati sta diventando rapidamente inabitabile. Le temperature continuano ad aumentare e l’unica possibilità di fuga consiste nel raggiungere un geyser capace di proiettarli verso la superficie. La scoperta trasforma l’ultima parte del film in una corsa contro il tempo: rimanere al centro della Terra significa inevitabilmente morire.
Il percorso separa temporaneamente Sean dagli altri. Durante l’attraversamento dell’oceano sotterraneo, il ragazzo viene trascinato via insieme alla vela e deve proseguire da solo, guidato dalla piccola creatura luminescente incontrata nel sottosuolo. Superato un campo di rocce magnetiche, Sean finisce in un territorio popolato da un enorme Giganotosaurus. Trevor riesce a raggiungerlo e i due sfruttano la fragilità della muscovite sotto i loro piedi per liberarsi dell’animale, che precipita nel vuoto quando il terreno cede.
La sequenza è importante anche per il rapporto tra zio e nipote. All’inizio Trevor si ritrova Sean quasi affidato controvoglia e non possiede certamente l’istinto paterno che aveva suo fratello. Nel sottosuolo la dinamica cambia: quando Sean rimane solo, Trevor è disposto ad abbandonare la propria possibilità di fuga pur di cercarlo. La ricerca di Max si è ormai trasformata nella necessità di proteggere suo figlio.
Quando Trevor, Sean e Hannah si riuniscono, raggiungono finalmente il luogo indicato dal diario, ma scoprono che il geyser è ormai prosciugato. L’acqua esiste ancora dietro una parete rocciosa e Trevor individua nella roccia la presenza di magnesio. Utilizzando un razzo di segnalazione provoca la reazione necessaria a liberare l’acqua: il contatto con il calore genera una pressione enorme e il geyser improvvisato proietta i tre protagonisti attraverso il condotto vulcanico. La loro incredibile via d’uscita si rivela essere il Vesuvio, dal quale vengono letteralmente sparati fuori prima di precipitare in un vigneto italiano.
La morte di Max è il vero centro emotivo del finale di Viaggio al centro della Terra
Il ritorno in superficie acquista un significato diverso se letto attraverso Max. Trevor parte per l’Islanda perché alcune anomalie registrate dai suoi strumenti coincidono con le annotazioni lasciate dal fratello sulla propria copia di Viaggio al centro della Terra. Max apparteneva ai cosiddetti “Verniani”, studiosi convinti che Jules Verne non avesse semplicemente inventato il mondo descritto nel romanzo, ma avesse raccontato luoghi realmente esistenti.
Trevor inizialmente affronta questa convinzione con lo sguardo dello scienziato. Poi scopre che Max aveva ragione. Il fratello era effettivamente arrivato nel mondo sotterraneo e aveva continuato a studiarlo fino alla morte. Ritrovare il suo corpo elimina quindi l’ultima speranza di riportarlo a casa, ma contemporaneamente risolve il mistero che aveva accompagnato Trevor e Sean per anni.
È qui che il film modifica in maniera interessante il significato dell’avventura. Trevor non riesce a salvare suo fratello, ma riesce a salvare suo figlio. Quando rischia la vita per recuperare Sean, completa simbolicamente ciò che non aveva potuto fare con Max. Il rapporto tra i due diventa così molto più profondo rispetto all’inizio: Sean non è più semplicemente il nipote adolescente che Trevor deve ospitare per qualche giorno, e Trevor diventa per lui una nuova figura di riferimento.
Anche Hannah partecipa a questa elaborazione. Suo padre aveva condiviso le teorie dei Verniani e anche lei si trova quindi a confrontarsi con un’eredità familiare considerata assurda dal resto del mondo. Trevor, Sean e Hannah scoprono insieme che quelle convinzioni erano fondate. L’avventura permette così a tutti e tre di recuperare qualcosa lasciato incompiuto dalla generazione precedente.
Il finale trasforma il romanzo di Jules Verne in una mappa verso mondi che devono ancora essere scoperti
Il film di Eric Brevig prende una decisione fondamentale rispetto al romanzo: Viaggio al centro della Terra esiste anche dentro il film. I personaggi conoscono Jules Verne e leggono il suo libro. La storia cinematografica non è quindi un adattamento tradizionale, ma immagina un universo nel quale il romanzo del 1864 potrebbe essere stato ispirato da una vera esperienza.
Questo espediente consente al film di trasformare la letteratura fantastica in una specie di cartografia dell’impossibile. Trevor segue le annotazioni di Max sul romanzo e scopre che il mondo descritto da Verne esiste realmente. Il passaggio è decisivo perché cambia anche Trevor: lo scienziato che aveva bisogno di prove concrete termina il viaggio avendo personalmente verificato qualcosa che la scienza convenzionale considererebbe assurdo.
La stessa trasformazione riguarda Hannah. Le teorie sostenute da suo padre smettono di essere eccentricità e acquistano una validità che soltanto lei, Trevor e Sean possono realmente comprendere. Non sorprende quindi che, una volta tornati, Trevor e Hannah abbiano iniziato una relazione: il loro legame nasce anche dall’essere diventati custodi della medesima scoperta.
I diamanti raccolti da Sean durante il viaggio completano ironicamente questo passaggio. Dopo averne utilizzato uno per risarcire il proprietario del vigneto italiano distrutto durante il loro atterraggio, Trevor scopre che Sean ne ha portati con sé molti altri. Quelle pietre permettono di finanziare nuovamente il laboratorio di Max e di costruire una nuova vita. Il mondo fantastico che aveva causato la morte dell’uomo diventa così ciò che permette al suo lavoro di sopravvivere.
Perché Trevor regala a Sean un libro su Atlantide nel finale?
L’ultima scena contiene il vero gancio del film. Quando arriva il momento per Sean di tornare dalla madre, Trevor gli consegna una copia di Atlantis: The Antediluvian World. Il riferimento non è casuale: si tratta del celebre libro pubblicato da Ignatius L. Donnelly nel 1882, costruito intorno all’ipotesi che Atlantide fosse realmente esistita e avesse influenzato le antiche civiltà.
Dopo quello che Trevor e Sean hanno appena vissuto, il significato è evidente. Se il mondo raccontato da Jules Verne esiste davvero, quali altre storie considerate fantastiche potrebbero nascondere qualcosa di reale? Trevor non sta semplicemente regalando un libro al nipote. Gli sta proponendo implicitamente la loro prossima spedizione. Anche altre ricostruzioni del finale leggono esplicitamente il riferimento ad Atlantide come preparazione di una possibile nuova avventura.
C’è anche un piccolo dettaglio conclusivo che conferma definitivamente quanto accaduto. Sean ha nascosto nello zaino uno degli uccelli luminescenti incontrati al centro della Terra, sperando di poterlo tenere. La creatura riesce però a volare via. È una gag, ma rappresenta anche una prova vivente che il viaggio non è stato un sogno o un’esagerazione: una parte di quel mondo impossibile è arrivata fino alla superficie.
Il finale di Viaggio al centro della Terra può quindi essere letto come il passaggio da una ricerca all’altra. Trevor parte cercando Max e torna avendo trovato Sean; Sean parte con pochi ricordi del padre e torna comprendendo finalmente chi fosse. Il libro su Atlantide chiude perfettamente questo percorso perché suggerisce che l’eredità di Max non consiste nella scoperta del centro della Terra, ma nella volontà di continuare a cercare ciò che tutti gli altri considerano impossibile. L’avventura è terminata, mentre la curiosità che l’ha resa possibile è appena stata trasmessa alla generazione successiva.

