Ice Cream Man si
prepara a portare sul grande schermo una nuova storia di terrore
firmata Eli Roth. Il regista statunitense, tra i nomi
più noti del cinema horror contemporaneo, torna dietro la macchina
da presa con un film che trasforma l’atmosfera spensierata
dell’estate in un incubo dai contorni grotteschi. Annunciato nel
2025, il film è stato girato in Canada, nella città di
Hamilton, con le riprese concluse a settembre. Nel
cast figurano Ari Millen, Charlie
Zeltzer, Shiloh O’Reilly e Kiori
Mirza Waldman.
La trama di Ice Cream Man
Il film è ambientato in una
tranquilla cittadina di provincia americana, dove l’estate sembra
scorrere senza preoccupazioni tra giochi all’aperto, giornate
assolate e pomeriggi trascorsi sul campo da baseball. Un piccolo
paradiso in cui tutto appare perfetto e gli abitanti possono
godersi la bella stagione lontani da qualsiasi minaccia.
L’equilibrio, però, è destinato a spezzarsi con l’arrivo di un
misterioso gelataio. Dietro il suo sorriso e le sue coloratissime
leccornie si nasconde qualcosa di profondamente inquietante: i
dolci che offre ai bambini producono effetti terrificanti,
trasformando le giornate di festa in un incubo sempre più difficile
da controllare. In breve tempo, la cittadina idilliaca diventa
teatro di follia e orrore. Mentre la situazione precipita, il
gelataio sembra compiacersi delle proprie creazioni, circondato da
bambini con la bocca innaturalmente blu, un’immagine sinistra che
anticipa la portata degli eventi. Quella che sembrava una semplice
pausa rinfrescante dal caldo estivo si trasforma così in una
minaccia imprevedibile.
Ice Cream Man: tra AI e polemiche
Parlare di Ice Cream
Man significa innanzitutto far luce sulle polemiche che ne
hanno accompagnato le fasi di produzione e distribuzione. Scritto e
diretto da Eli Roth nell’ambito della società
The Horror Section, fondata dal regista stesso con
l’intenzione di finanziare film, videogiochi e serie televisive
“fuori dagli schemi”, il lungometraggio del cineasta statunitense
ha infatti acceso discussioni relative all’utilizzo di intelligenza
artificiale generativa. Che, a quanto risulta, sarebbe stata
impiegata per alcune sequenze animate del film.
La questione, che ha
evidentemente stimolato il dibattito sul web, ha spinto
Roth a dichiarazioni che potessero arginare la
polemica («Mi sono espresso male. L’IA è stata usata in una
porzione molto piccola di alcune scene del film.»), ma non ha avuto
particolare successo nel modificare la percezione generale del
film. Su Letterboxd, ad esempio, Ice Cream
Man è caratterizzato da una media voto di 1,3 stelline e
conta circa 35mila recensioni. Molte delle quali vertono proprio
sull’utilizzo, più o meno dileggiato, dell’AI – scrive ad esempio
un utente: “eli roth ❌, ai (brain)roth ✅ ”.
Ammesso e non concesso che si
possa determinare con certezza la misura dell’utilizzo
dell’intelligenza artificiale (e ammesso e non concesso che questo
elemento debba effettivamente rappresentare un parametro decisivo
nella valutazione dell’opera in sé), non si può neanche nascondere
sotto il tappeto la pessima ricezione riservata al film negli Stati
Uniti. Ricezione da cui, purtroppo, fatichiamo a discostarci.
Pigrizia artigianale
Il decimo progetto del regista,
che tra il 2002 e il 2005 esordiva con la fortunata doppietta
Cabin Fever e Hostel, rischia
infatti di attestarsi quale ulteriore, gigantesco passo falso dopo
il dimenticabile Borderlands
(per usare un eufemismo). E di aggiungere un tassello, forse
decisivo, a una parabola discendente che nel
Thanksgiving del 2023 (comunque dotato di qualche
spunto) aveva già evidenziato ben più di una lacuna. Tra sorrisi
inquietanti, smembramenti, arti mozzati e perversioni gore,
Ice Cream Man propone infatti una sorta di
rivisitazione a tinte horror della favola del Pifferaio
Magico, e trasforma le piccole vittime del racconto
popolare, nelle devastanti “armi” biologiche di un gelataio
demoniaco in cerca di vendetta.
In bilico tra le suggestioni
messe in scena da Weapons e la
violenza “apolitica” del fenomeno Terrifier, il
film di Roth è però un prodotto che fatica a
prendere posizione. Non è chiaro (e forse poco importa) se il
regista avesse intenzione di impostare un qualche tipo di discorso
socio-generazionale o servirsi di un pretesto narrativo qualsiasi
per divertirsi a colpi di armi da taglio e slasher pompts.
Qualunque fossero le intenzioni di Roth,
Ice Cream Man manca infatti del gusto e
dell’eleganza necessari per attirare l’attenzione, è povero di
carattere, e incapace di fare leva sui suoi personaggi perché privi
di mordente e reale caratterizzazione.
Al di là di qualsivoglia
controversia legata alla civil war tra tecnologia e artigianalità,
è insomma il film stesso a essere povero di contenuti e trovate,
dimostrandosi oggetto pigro, a tratti svogliato e dalla gestione
tecnica e narrativa ai limiti dell’amatoriale. L’auto-decapitazione
finale a cui il regista destina il personaggio da lui interpretato
è forse l’unica (inconscia) intuizione di un film che, intelligenza
artificiale o meno, non lascerà traccia nel panorama horror
contemporaneo.
Ice Cream Man
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Sommario
Un film che manca del gusto e dell’eleganza necessari per
attirare l’attenzione, povero di carattere, e incapace di fare leva
sui suoi personaggi perché privi di mordente e reale
caratterizzazione. Non lascerà traccia.
Laureato in Lettere Moderne
all’Università Statale di Milano, ha iniziato nel 2019 a scrivere
articoli e approfondimenti per l’Associazione Culturale Lo Sbuffo.
Dopo la specializzazione in Critica Cinematografica presso Sentieri
Selvaggi di Roma, con cui collabora dal 2022, dal 2023 scrive di
cinema e serie TV per Cinefilos e partecipa ai principali festival
cinematografici italiani.