Ice Cream Man: la recensione del nuovo horror di Eli Roth

Il decimo lungometraggio del regista è in sala dal 29 ottobre.

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Ice Cream Man si prepara a portare sul grande schermo una nuova storia di terrore firmata Eli Roth. Il regista statunitense, tra i nomi più noti del cinema horror contemporaneo, torna dietro la macchina da presa con un film che trasforma l’atmosfera spensierata dell’estate in un incubo dai contorni grotteschi. Annunciato nel 2025, il film è stato girato in Canada, nella città di Hamilton, con le riprese concluse a settembre. Nel cast figurano Ari Millen, Charlie Zeltzer, Shiloh O’Reilly e Kiori Mirza Waldman.

La trama di Ice Cream Man

Il film è ambientato in una tranquilla cittadina di provincia americana, dove l’estate sembra scorrere senza preoccupazioni tra giochi all’aperto, giornate assolate e pomeriggi trascorsi sul campo da baseball. Un piccolo paradiso in cui tutto appare perfetto e gli abitanti possono godersi la bella stagione lontani da qualsiasi minaccia. L’equilibrio, però, è destinato a spezzarsi con l’arrivo di un misterioso gelataio. Dietro il suo sorriso e le sue coloratissime leccornie si nasconde qualcosa di profondamente inquietante: i dolci che offre ai bambini producono effetti terrificanti, trasformando le giornate di festa in un incubo sempre più difficile da controllare. In breve tempo, la cittadina idilliaca diventa teatro di follia e orrore. Mentre la situazione precipita, il gelataio sembra compiacersi delle proprie creazioni, circondato da bambini con la bocca innaturalmente blu, un’immagine sinistra che anticipa la portata degli eventi. Quella che sembrava una semplice pausa rinfrescante dal caldo estivo si trasforma così in una minaccia imprevedibile.

Ice Cream Man: tra AI e polemiche

Parlare di Ice Cream Man significa innanzitutto far luce sulle polemiche che ne hanno accompagnato le fasi di produzione e distribuzione. Scritto e diretto da Eli Roth nell’ambito della società The Horror Section, fondata dal regista stesso con l’intenzione di finanziare film, videogiochi e serie televisive “fuori dagli schemi”, il lungometraggio del cineasta statunitense ha infatti acceso discussioni relative all’utilizzo di intelligenza artificiale generativa. Che, a quanto risulta, sarebbe stata impiegata per alcune sequenze animate del film.
Ice Cream Man
La questione, che ha evidentemente stimolato il dibattito sul web, ha spinto Roth a dichiarazioni che potessero arginare la polemica («Mi sono espresso male. L’IA è stata usata in una porzione molto piccola di alcune scene del film.»), ma non ha avuto particolare successo nel modificare la percezione generale del film. Su Letterboxd, ad esempio, Ice Cream Man è caratterizzato da una media voto di 1,3 stelline e conta circa 35mila recensioni. Molte delle quali vertono proprio sull’utilizzo, più o meno dileggiato, dell’AI – scrive ad esempio un utente: “eli roth ❌, ai (brain)roth ✅ ”.
Ammesso e non concesso che si possa determinare con certezza la misura dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (e ammesso e non concesso che questo elemento debba effettivamente rappresentare un parametro decisivo nella valutazione dell’opera in sé), non si può neanche nascondere sotto il tappeto la pessima ricezione riservata al film negli Stati Uniti. Ricezione da cui, purtroppo, fatichiamo a discostarci.

Pigrizia artigianale

Il decimo progetto del regista, che tra il 2002 e il 2005 esordiva con la fortunata doppietta Cabin Fever e Hostel, rischia infatti di attestarsi quale ulteriore, gigantesco passo falso dopo il dimenticabile Borderlands (per usare un eufemismo). E di aggiungere un tassello, forse decisivo, a una parabola discendente che nel Thanksgiving del 2023 (comunque dotato di qualche spunto) aveva già evidenziato ben più di una lacuna. Tra sorrisi inquietanti, smembramenti, arti mozzati e perversioni gore, Ice Cream Man propone infatti una sorta di rivisitazione a tinte horror della favola del Pifferaio Magico, e trasforma le piccole vittime del racconto popolare, nelle devastanti “armi” biologiche di un gelataio demoniaco in cerca di vendetta.
In bilico tra le suggestioni messe in scena da Weapons e la violenza “apolitica” del fenomeno Terrifier, il film di Roth è però un prodotto che fatica a prendere posizione. Non è chiaro (e forse poco importa) se il regista avesse intenzione di impostare un qualche tipo di discorso socio-generazionale o servirsi di un pretesto narrativo qualsiasi per divertirsi a colpi di armi da taglio e slasher pompts. Qualunque fossero le intenzioni di Roth, Ice Cream Man manca infatti del gusto e dell’eleganza necessari per attirare l’attenzione, è povero di carattere, e incapace di fare leva sui suoi personaggi perché privi di mordente e reale caratterizzazione.
Al di là di qualsivoglia controversia legata alla civil war tra tecnologia e artigianalità, è insomma il film stesso a essere povero di contenuti e trovate, dimostrandosi oggetto pigro, a tratti svogliato e dalla gestione tecnica e narrativa ai limiti dell’amatoriale. L’auto-decapitazione finale a cui il regista destina il personaggio da lui interpretato è forse l’unica (inconscia) intuizione di un film che, intelligenza artificiale o meno, non lascerà traccia nel panorama horror contemporaneo.

Ice Cream Man
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Sommario

Un film che manca del gusto e dell’eleganza necessari per attirare l’attenzione, povero di carattere, e incapace di fare leva sui suoi personaggi perché privi di mordente e reale caratterizzazione. Non lascerà traccia.

Dario Boldini
Dario Boldini
Laureato in Lettere Moderne all’Università Statale di Milano, ha iniziato nel 2019 a scrivere articoli e approfondimenti per l’Associazione Culturale Lo Sbuffo. Dopo la specializzazione in Critica Cinematografica presso Sentieri Selvaggi di Roma, con cui collabora dal 2022, dal 2023 scrive di cinema e serie TV per Cinefilos e partecipa ai principali festival cinematografici italiani.

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