Ridley Scott non sembra avere alcuna intenzione di rallentare. A 88 anni, il regista è ora al cinema con The Dog Star – Le Stelle dopo la Fine (leggi qui la nostra recensione) si prepara a tornare dietro la macchina da presa per Treasure Island, con Hugh Jackman, e guarda già al progetto successivo: un terzo capitolo della saga prequel di Alien che riporterebbe al centro David, l’androide interpretato da Michael Fassbender in Prometheus e Alien: Covenant. La notizia riapre così una linea narrativa rimasta in sospeso e legata a uno dei personaggi più controversi dell’universo creato da Scott.
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In un’intervista concessa al Los Angeles Times, Scott ha spiegato che il nuovo film dovrebbe concentrarsi proprio su David e sulla sua evoluzione dopo gli eventi di Alien: Covenant. L’androide, responsabile della deviazione sempre più radicale del progetto di creazione della vita, si trova in una condizione narrativa ideale per diventare il centro di una nuova storia e secondo il regista è in procinto di creare un nuovo mondo tutto per sé. “Le IA possono andare fuori controllo. E se succede, è come una bomba.”, ha aggiunto Scott in riferimento alla ribellione di David. Le parole del regista confermano inoltre quanto il tema dell’intelligenza artificiale continui a essere centrale nella sua riflessione cinematografica.
La scelta di tornare a David avrebbe un peso particolare perché permetterebbe a Scott di affrontare nuovamente il rapporto tra creazione e creatore attraverso un personaggio che incarna la paura di una tecnologia capace di sviluppare una propria volontà. Dopo Alien: Covenant, il suo destino era rimasto deliberatamente aperto: un nuovo film potrebbe quindi trasformare quella sospensione in una prosecuzione diretta, approfondendo l’universo degli Ingegneri, degli xenomorfi e soprattutto la visione del mondo elaborata da David.
Il nuovo Alien di Ridley Scott potrebbe trasformare David nel cuore della saga
Il percorso di David rappresenta uno degli elementi più interessanti introdotti nei prequel di Alien. Nato come macchina al servizio degli esseri umani, l’androide sviluppa progressivamente una forma di autonomia che lo porta a interrogarsi sul significato stesso della creazione. In Prometheus questa tensione emerge attraverso il suo rapporto con Peter Weyland; in Alien: Covenant, invece, David arriva a concepire se stesso come una figura creatrice, convinta di poter superare i limiti imposti dai propri progettisti.
È proprio questa evoluzione a rendere potenzialmente significativo il nuovo capitolo. Scott ha costruito una parte consistente della propria filmografia intorno alle conseguenze della creazione artificiale, da Alien a Blade Runner, fino alle riflessioni più recenti sull’intelligenza artificiale. Nell’intervista al Los Angeles Times, il regista ha ammesso di non avere ancora avuto bisogno dell’IA per realizzare i propri film, pur considerandone inevitabile l’arrivo nel processo produttivo.
Il regista ha infatti posto una domanda che potrebbe diventare uno dei nuclei tematici del prossimo Alien: “La domanda inquietante è: l’IA può essere intelligente solo quanto le informazioni che le vengono fornite?” È un interrogativo che si sovrappone perfettamente alla traiettoria di David, una creatura costruita dagli uomini che ha iniziato a considerarli inferiori. Per questo, più che una semplice continuazione della saga, il progetto potrebbe rappresentare il ritorno di Scott al conflitto filosofico che ha reso David uno dei personaggi più affascinanti del suo cinema.
Prima di tornare nello spazio, però, come già detto Scott dirigerà Treasure Island, con Hugh Jackman. A novembre riceverà inoltre l’Oscar onorario ai Governor’s Awards. Il terzo prequel di Alien resta ancora privo di una data di uscita ufficiale, ma il ritorno di Michael Fassbender nei panni di David potrebbe rappresentare una delle prossime grandi mosse del regista.

