Primetime, recensione: Robert Pattinson in prima serata nel grottesco racconto di Lance Oppenheim – Venezia 83

Il film di Lance Oppenheim ricostruisce il fenomeno To Catch a Predator e il suo ambiguo rapporto con la televisione americana dei primi Duemila.

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Robert Pattinson aggiunge una nuova interpretazione grottesca al nutrito portfolio di cui già dispone. In Primetime di Lance Oppenheim, presentato in concorso a Venezia 83, è infatti Chris Hansen, il conduttore di To Catch a Predator, controverso programma americano andato in onda su NBC Dateline in cui potenziali predatori sessuali venivano attirati in una casa e poi messi davanti alle telecamere a fronteggiare il crimine di cui si stavano macchiando.

Il crimine è on stage

Nel 2006, Chris Hansen, volto di To Catch a Predator, si prepara a trasformare il programma in qualcosa di più di un semplice fenomeno televisivo: un vero e proprio caso mediatico destinato a lasciare un segno nella cultura popolare americana. Il regista di Primetime parte proprio da quell’immaginario, quello della televisione generalista e dei reality dei primi anni Duemila, per costruire un film che ne riprende e rielabora il linguaggio visivo. Al centro c’è soprattutto il fascino ambiguo esercitato da To Catch a Predator, capace di fondere realtà e messa in scena in un dispositivo televisivo rigidamente costruito: da una parte comportamenti reali e inquietanti, dall’altra attori, produttori e un conduttore che trasformano tutto in spettacolo.

Primetime, in parte in maniera analoga ad INK di Danny Boyle, indaga il confine tra fare informazione e spettacolo, tra intrattenimento e gogna pubblica. Un limite che il carisma strabordante di Hansen e un format spregiudicato hanno senza dubbio superato e che, nel bene e nel male, ha segnato una pagina di storia della TV americana, in un periodo di profonda trasformazione – “non ci sono più Friends e Seinfeld” – e in cui la lotta per il dominio della prima serata contro un titano come Lost sembrava una questione di vita o di morte.

Il marchio A24

Primetime ha una dimensione registica e cinematografica molto precisa, che rientra bene nella cornice delle produzioni A24, ma che rischia di caricare di troppi significati la figura di Hansen, con aggiunte semantiche fin troppo gargantuesche ed inquietanti. Certo, quest’ultima caratteristica ne costituisce anche parte del fascino, ma lascia lo spettatore poco avvezzo alla biografia del giornalista e conduttore a interrogarsi su come un documentarista di origine come Oppenheim abbia mischiato realtà e finzione.

Un cast da ricordare (e scelto ad hoc)

Oltre a Robert Pattinson, nota di merito all’interpretazione di Skyler Gisondo, aspirante attore che viene arruolato nel programma come “esca” e vero centro emotivo ed empatico del racconto, a cui lo spettatore si aggrappa nel marasma di personalità egocentriche e dalla moralità di colore decisamente differente rappresentata dalla produzione. Assieme a lui c’è Phoebe Bridgers, giovane ragazza che “interpreta” la stessa parte, e Merritt Weaver nei panni della produttrice di Hansen, con cui il conduttore ha un rapporto conflittuale. Tra i dettagli più interessanti, c’è poi il fatto che nel cast figurano tutta una serie di ex attori bambini, a partire da Gisondo e, in parte, anche Pattinson, passando per Jonathan Lipnicki e Alex Winter, quasi a voler imbastire un’ulteriore riflessione metacinematografica sull’esposizione – e lo sfruttamento – dei giovani nell’industria.

Primetime è un film indubbiamente interessante nella messa in scena, nelle scelte di montaggio e sound design, e nella direzione attoriale. A tratti, soffre di una verbosa stratificazione tanto nel ritratto chiaroscuro del suo protagonista quanto nell’estetica insistita. Resta, tuttavia, una visione consigliata e, soprattutto, un colpo sicuro da parte di A24 – in Italia il film arriverà nelle sale a ottobre con I Wonder Pictures – per quanto riguarda la risonanza con il grande pubblico.

Primetime
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Sommario

Robert Pattinson domina il nuovo film di Lance Oppenheim, una riflessione affascinante ma non sempre equilibrata sul confine tra informazione, spettacolo e gogna pubblica.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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