«Questa poteva diventare anche la mia storia»: Lee Chang-dong e il cast di Possible Love presentano il film in concorso a Venezia 83

A Venezia 83, il regista sudcoreano racconta la lunga gestazione del suo nuovo film, nato da una riflessione sulla crisi del lavoro e diventato un'indagine su amore, classe sociale e desiderio di libertà.

-

A otto anni da Burning, Lee Chang-dong torna dietro la macchina da presa con Possible Love, presentato in Concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia. Un ritorno particolarmente significativo anche per il rapporto del regista sudcoreano con il Lido: sono infatti passati 24 anni da Oasis, che nel 2002 gli valse il Leone d’argento per la miglior regia.

Ad accompagnarlo a Venezia ci sono i quattro protagonisti Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong, chiamati a incarnare due coppie apparentemente lontanissime. Da una parte Ho-seok, lavoratore che ha perso il proprio impiego, e la moglie Mi-ok; dall’altra la documentarista Ye-ji e il facoltoso marito Sang-woo. L’incontro tra i quattro, nato dalla volontà di Ye-ji di realizzare un documentario sui lavoratori licenziati, finisce progressivamente per mettere in discussione equilibri, desideri e identità.

Possible Love nasce dalla crisi del lavoro

È proprio dal lavoro che Lee Chang-dong è partito per raccontare la lunga gestazione di Possible Love. L’origine del progetto risale a oltre dieci anni fa, quando la ristrutturazione di una grande azienda coreana provocò il licenziamento di quasi il 40% della forza lavoro e diede origine a un lungo sciopero, duramente represso dalle autorità.

Un evento che il regista ricorda come «incredibilmente scioccante» non soltanto sul piano personale, ma per l’intera società coreana. Lee comprese allora che non si trattava semplicemente «di qualcosa che riguardava una singola azienda», ma di un possibile «punto di svolta» destinato a produrre profondi cambiamenti nel movimento dei lavoratori e nella struttura economica del Paese.

L’idea di trasformare quella realtà in un film, però, si scontrò con un dubbio fondamentale. Lee scrisse la sceneggiatura e arrivò fino alla pre-produzione, salvo poi fermare tutto perché, racconta, «fino all’ultimo momento non avevo abbastanza convinzione che valesse la pena raccontare questa storia nella forma di un film di finzione e non di un documentario».

Il trascorrere degli anni ha finito per rendere quella riflessione ancora più urgente. «L’ambiente lavorativo è cambiato enormemente e ora viviamo in un’epoca in cui il lavoro stesso sta quasi scomparendo», ha spiegato il regista, sottolineando come proprio per questo il significato della storia gli sia apparso ancora più grande. La svolta è arrivata quando la co-sceneggiatrice Oh Jung-mi, già al suo fianco per Burning, gli ha proposto di introdurre nel racconto una documentarista. «Quando ho sentito quell’idea, ho pensato che questa potesse diventare anche la mia storia», ha ricordato Lee.

Lee Chang-dong e la domanda fondamentale: dove mettere la macchina da presa?

L’inserimento del documentario dentro la finzione apre così uno dei discorsi più interessanti di Possible Love: chi racconta la realtà non può davvero considerarsi estraneo a ciò che osserva.

È una questione che Lee Chang-dong sente particolarmente vicina. «Penso di essere uno dei registi più sensibili al rapporto tra me, come filmmaker, e la realtà che cerco di catturare», ha spiegato durante la conferenza, tornando su uno dei principi che attraversano il suo cinema.

La domanda, per Lee, non riguarda tanto il modo in cui suscitare una determinata reazione nello spettatore. «Non penso a come provocare efficacemente il pubblico o a come creare una particolare emozione cinematografica», ha chiarito. Il punto è piuttosto l’atteggiamento del regista nei confronti della materia che sta rappresentando. E tutto può condensarsi in un interrogativo apparentemente semplice: «Dove posiziono la macchina da presa? È qualcosa che tengo sempre a mente, ed è stato così anche per Possible Love».

Non è quindi casuale che nel film gli sguardi si moltiplichino. C’è quello dei personaggi, quello della documentarista, quello di Lee e persino quello delle telecamere di sorveglianza. Il regista ha collegato questa scelta anche alla propria ammirazione per Krzysztof Kieślowski e in particolare per Decalogo. Raccontando un precedente progetto legato all’universo dell’autore polacco, Lee ha ricordato una richiesta ricevuta durante una conversazione con uno dei suoi collaboratori: mantenere, pur senza imitare l’opera originale, quella sorta di «sguardo trascendente» che attraversava i dieci episodi.

Un concetto rimasto evidentemente con lui. «Questo ha portato allo sguardo del bambino in Possible Love», ha spiegato, individuando poi un’altra forma, molto più contemporanea, di osservatore onnipresente: «Anche le telecamere di sicurezza che vedete nel film rappresentano quello sguardo trascendente ormai profondamente radicato nella nostra vita quotidiana».

Due coppie, due classi sociali e lo stesso desiderio di libertà

Sono però soprattutto i quattro protagonisti a trasformare le idee di Lee in qualcosa di intimo. Il licenziamento di Ho-seok non produce soltanto una perdita economica: modifica il modo in cui l’uomo percepisce sé stesso, il proprio matrimonio e il mondo al quale sente di appartenere.

Sul Kyung-gu ha descritto Ho-seok come un uomo attraversato «da un forte senso di colpa», convinto in qualche modo «di aver perso nella vita» e consumato dalle proprie insicurezze. Il rapporto con Mi-ok è quello di due persone che «sono state l’una accanto all’altra e hanno cercato di sostenersi», ma che inevitabilmente «si sono anche ferite molto lungo il percorso».

La frattura diventa ancora più evidente quando Ho-seok incontra Sang-woo e Ye-ji. Trovarsi di fronte a persone appartenenti alla fascia più privilegiata della società, ha spiegato l’attore, «lo fa sentire ancora più piccolo, inferiore, ancora più in basso nella vita».

Per Mi-ok, invece, quell’incontro assume progressivamente un significato diverso. Jeon Do-yeon vede il suo personaggio come una donna che «cerca davvero con tutte le proprie forze di proteggere la famiglia» e di mantenere in piedi l’immagine di una normalità che rischia continuamente di sgretolarsi. Anche il rapporto con Ye-ji nasce inizialmente da questo impulso: Mi-ok spera che raccontare davanti alla macchina da presa le ferite di Ho-seok possa aiutarlo a guarire.

Ma l’ingresso di Sang-woo nel suo orizzonte apre una crepa differente. Ai suoi occhi è un uomo proveniente «da un mondo completamente diverso», quasi una figura alla Steve Jobs, qualcuno che sembra conoscere tutte le risposte e poter risolvere qualsiasi problema. Ed è proprio attraverso questo incontro, ha spiegato Jeon Do-yeon, che Mi-ok «si rende lentamente conto che dentro di lei esisteva un desiderio di libertà».

Cho Yeo-jeong ha invece individuato una contraddizione speculare in Ye-ji. Sposare un uomo economicamente stabile come Sang-woo è stata, secondo l’attrice, una scelta precisa compiuta dal personaggio anche in quanto artista. Ma mentre cerca di ritrovare la propria identità attraverso il documentario, Ye-ji osserva Ho-seok e Mi-ok e scopre qualcosa che sente mancare nella propria vita: la loro intimità, il loro sostegno reciproco e la determinazione con cui continuano a vivere una vita scelta da loro.

Zo In-sung ha infine descritto Sang-woo quasi come un concetto prima ancora che come un individuo: «Ho interpretato il mio personaggio come una figura che rappresenta il capitale o la ricchezza». Per Ho-seok e Mi-ok può sembrare «un sogno, un ideale», mentre per Ye-ji diventa la manifestazione concreta di una distanza di classe. Non è però, precisa l’attore, il ricco stereotipato del passato: è «un’interpretazione moderna del capitale e della ricchezza», apparentemente gentile e rassicurante, ma dietro la cui superficie «si nasconde un grande senso di paura».

Il ritorno di Lee Chang-dong ai suoi attori

Possible Love segna inoltre una serie di ricongiungimenti importanti. Sul Kyung-gu torna a lavorare con Lee Chang-dong dopo Oasis, mentre Jeon Do-yeon ritrova il regista dopo Secret Sunshine. E proprio Lee ha ammesso che qualcosa, nel frattempo, è cambiato.

Ripensando alle collaborazioni precedenti, il filmmaker ha raccontato quanto quei set fossero impegnativi anche per lui. «Credo di aver combattuto incessantemente con me stesso per riuscire a ottenere qualcosa come regista», ha spiegato, riconoscendo come quella tensione arrivasse inevitabilmente anche agli interpreti: «In un certo senso, il rapporto tra me e gli attori sembrava quello di persone che dovevano combattere insieme per qualcosa».

Ritrovarsi dopo tanti anni ha restituito invece una sensazione diversa: «Ho percepito che l’aria tra noi era cambiata, che si era ammorbidita». Non significa che Lee abbia rinunciato alla propria ricerca. «Non so se sia perché sono invecchiato, ma non credo di aver perso il desiderio di combattere per ottenere qualcosa», ha scherzato.

A cambiare è forse il modo di farlo. E anche avere davanti quattro tra i nomi più importanti del cinema coreano avrebbe potuto rendere l’esperienza più complessa: «Non è facile per un regista lavorare con quattro grandi star», ha ammesso Lee. «Avrebbe potuto essere scomodo, ma loro quattro hanno lavorato molto bene insieme e questo mi ha permesso di lavorare con grande serenità».

È forse proprio in questa tensione tra conflitto e vicinanza che si trova il cuore di Possible Love. Un film nato da una riflessione sul lavoro che finisce per interrogarsi su ciò che rimane quando le strutture attraverso cui definiamo noi stessi iniziano a cedere. Come aveva già sintetizzato Lee presentando il progetto, se lavoro, capitale e altre forze possono determinare le nostre esistenze, rimane comunque la possibilità di muoversi verso la libertà. E quel desiderio, suggerisce il regista, potrebbe essere già di per sé una forma d’amore.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -